venerdì 19 agosto 2011

Schiacciamelo! Top 5+1

Classifica dei momenti in(prescindibili, coraggianti, reprensibili) del Campeggio Stella del Nord Due Zero Undici:

  1. Dite e pensate ciò che volete, ma il momento che chi sta da questa parte dello schermo vorrebbe racchiudere più d'ogni altro dei campeggianti 2011 risulta essere l'elegia di fuochi artificiali. E l'ondata di idiozie - con poco vin brulè sigh - che ne deriva. Dall'isola scema nel mare magnum della spenta cittadinanza ussegliota (sort of) giù agli urletti "cento cento cento", "ohohohohohoh", "mancato mancato mancato" e per il gran finale "beppe (garibaldi) beppe (garibaldi) beppe (garibaldi)" sulle note di un tricolore bianco rosso verde nel cielo ferragostano.
  2. Al secondo posto ci sarebbe quasi quasi la raccomandazione alla Madonna, nella fattispecie quella dell'Assunta che aveva casa nel circondario dell'accampamento. O ancora più realisticamente a quella di Lourdes visto l'ondata di contagi, abrasioni, contusioni eccetera eccetera.
  3. In tema di apparizioni, come non citare l'immensa attenzione riservata al manipolo di trenta villeggianti olgiatesi da grandi leader politici del Novecento e pure indietro? Compagno Ciccio ha avuto più e più volte l'onore di ricevere preziosi consigli da un certo Marx, un cert'altro Fidel, tal Stalin, consigli finalizzati alla conquista in chiave socialista della minuta Usseglio. Piano infine non messo in atto per via di una sfortuna ferita maturata sul campo di battaglia; certamente un sabotaggio del capitale borghese. I restanti sono stati probabilmente più fortunati potendo imparare molto se non moltissimo dalle massime di un ministro venuto dal Nord improvvisatosi cinefilo.
  4. La colonna sonora varia ed eventuale (da Morricone a Van Der Sfroos, senza dimenticare John "countryroadtakemehometotheplaceIbelongwestvirginiamountainmamatakemehomecountryroad" Denver) dovresse essere piaciuta al buon Zalone Checco, ma è certo che tra rutti, peti, starnuti e russate alla grande è stata coperta ed oscurata.
  5. Il wi-fi, stigrancazzi. Come dimenticare una simile comodità che trasgedisce totalmente la regola basilare della lontanaza dalle comodità informatiche, ma riscalda il cuore degli internauti più infervorati che ahimè proprio non riescono a staccare dalla rete.
  6. La montagna che non finisce mai di stupire, l' ondeggiare dei sentieri che squarciano vallate, costoni e laghetti più o meno colorati. Montagna che chiama a sè genti di tutte le risme, giovani e vecchi, francesi ed eterosessuali, marmottoni ed ubriaconi. In camminata, miraccomando, sempre pigolando: torottototorottoto.
Questo è quanto il caldo mi ha concesso di respirare. La responsabilità di epigonare lo scritto di365 giorni fa è stato soddisfatto e con lui si spera il palato dei lettori avidi di questo scritto scritto in terzine e stronzate. A voi il compito di scovare le terzine!!
Baci!

"Ciicciiioooooo. Sono Karl..."

Ronf...ronf...prrrrr

Dopo il falò la cosa più luminosa sono i cessi. Meditate gente!

mercoledì 3 agosto 2011

Il dominio dei sessantenni

Senti un po'. Com'è che l'Estate, stagione della patata, del Calippo, della costinata, e quindi infine dei cineforum all'aperto, è dominata dal credo sessantenne? Cioè sei vacanziero da quasi un mese, vesti abiti comodi ma male assortiti, ornati dalla macchia di fritto che il fritto lo hai mangiato Venerdì (fanno 4 giorni con la medesima maglietta. Almeno. Grazie a presto buone vacanze), e ti ritrovi per le ragioni della vita (film non visti e serata da buttar via) dalle parti di due proiezioni estive. L'una pizzosa (il napoletanerrimo Una vita tranquilla con "Il Divo" Servillo), l'altra recente e divertente (rima interna) (Paul di Greg Mottola: dal Comic Con di San Diego a James Bond e ritorno), eppure di gioventù al seguito infanti e poco altro. Infanti figli di sessantenni.
Stiamo invecchiando, meno giovani e più pensionati vuol dire cinema all'aperto dominato dalla razza dei 60 o poco più o poco meno? Sono delle specie di angeli custodi della quiete cittadina, è il patriottismo federalista o la mancanza di competizioni calcistiche degne di nota (dal trofeo Birra Moretti in sù. Compreso) ad indurre le loro menopausiche chiappe sopra le seggioline e i loro orbi occhi sopra l'ultima commediucola pseudo-nerd che tutti i radical-chic giurano sia un capolavoro. E forse anche lo è.
Ok, tolgo la maschera. E' ora di svelare il Teschio Rosso dietro la tastiera. In verità eri partito alla lontana per scrivere i tuoi pensieri sopra Paul o sopra il biglietto del cinema pagato con monetine da 20 centesimi, ma poi hai visto l'ora, non hai visto la palpebra calante e ti sei convinto a tagliare corto. Augurare buonanotte a tutti e diciassette i lettori del post (le statistiche sono assai bizzarre) e se vuoi anche buone vacanze. Se vanno in vacanza cioè. Se ci vanno a breve cioè insomma.
Come il sottoscritto, ma vista la recente frequenza di aggiornamento del blog non ve ne sareste accorti.


Posa plastica che dovrebbe far venire in mente qualche altro film di fantascienza. Qualche altro milione di film di fantascienza.

Al Comic-Con parte I: i nostri sorpassano gli Huruk-Hai ed bentrano trionfanti alla convention di tutto di San Diego

Al Comic-Con parte II: seguono una conferenza o come viene chiamato dai nerd, panel. Annunciano tipo un nuovo videogioco di squartamenti. L'ennesimo, doh...

Infine Paul l'alieno che in Italia è doppiato da Elio. Com'era quel detto di fare solo il proprio mestiere e non rompere agli altri i coglioni?

Post Scriptum: menopausiche temo sia un neologismo. Me lo si voglia perdonare. Il post originale prevedeva la parola cinquantenne al posto di sessantenne. Non eri sicuro che fosse con due s. Google ti ha parato il culo. Anche questa volta. Glielo si voglia perdonare.

mercoledì 27 luglio 2011

In morte di Lupo Alberto

Lupo Alberto è il fumetto comico che mai avevi considerato. Forse ti trastullavi da bambino con un unico album a fumetti, rileggendolo in continuazione come usano gli infanti e forse proprio perchè lo rileggevi in cintinuazione ti è venuto a noia questo lupo al gusto puffo e questi animali assortiti giù dai McKenzie.
Succede quindi che nel numero 313 *coff...auto di paperino...coff* ci sia una storia in cui Lupo Alberto tira le cuoia, muore, caput. Il titolo è emblematico: Mors Tua.
C'è il cane Mosè che riceve un fax (fax?!? chiede il brutto anatroccolo) dall'editore in cui si denunciano le scarse vendite, le perdite dovute ad una serie stantia per i lettori. O si cambia o si chiude, ci cancellano! E allora che si fa? Mosè si sistema gli occhiali ed esclama: "Bè quando una serie a fumetti langue...di solito...come prima cosa...si fa morire il protagonista". *Ogni riferimento a fatti, cose, persone, Marvel Comics, è puramente casuale*
E nella vignetta a sinistra eccolo Lupo Alberto giungere, fischiettando ignaro. Dudedum...
Il resto ovviamente ve lo scoprite da sè, in edicola o cercando (invano) le scan. Certo, visto che il TG1 non ha fatto menzione del tragico accadimento, nè ha incolpato gli animali dei McKenzie di qualche strage nel mondo, quindi dovreste arrivarci da soli al lieto fine...

mercoledì 20 luglio 2011

In Germania ci vado con un rotolo di carta igienica

Piccolo sfogo personale. Concedetemelo come mi concedete sempre tutto.
Ci abbiamo fatto una guerra, volendo pure un'altra più tutte quelle nei secoli dei secoli amen addietro. Secoli di Alemanni e Marco Aurelii, di imperatori che si facevano millemila km per ricevere della ferraglia sul capo, secoli di Frusberg, secoli di coalizioni antifrancesi, secoli del Piave mormorava, secoli di operazione Alarico.
Poi abbiamo deciso di non farci più la guerra e di stare sempre più vicini vicini in una grande comunità. "Ciao. Sono l'Inghilterra e sono tre giorni che non bevo Brandy". "Salve a tutti. Sono la Spagna e non bevo Sangria dalle 10 di ieri sera". "Bonjour. Je suis la France et je ne m'incule pas avec une bouteille de Champagne depuis midi". "Buongiorno ich non bevo Lambrusco da ich tipo ich ecco ich".
E stare in una grande comunità implica che per andare in tutti i paesi civilizzati del Vecchio Continente (la Svizzera non è contemplata proprio per questo, mica perchè è neutrale) io non abbia più bisogno del Passaporto. Non fosse altro perchè avere a che fare con la burocrazia bretone, fiamminga, allemagna, castigliana, calabrese è una gran scocciatura: e paga questo e dammi foto senza gli occhiali a raggi x e ritorna tra venti giorni e ritorna tra un mese e ritorna tra un mese due settimane e un cicinino e ritorna tra nove settimane e mezzo e non ci pensiamo più. Perchè tutto il mondo, pardon Europa è paese.
Quindi io posso recarmi in, putacaso, Germania domanimattina senza dover sorbirmi le trafile del 15-18. Non serve forse ne manco la carta d'identità, basta che scrivi nome e cognome, data di nascita dai non facciamo i timidi, sul foglio fina fina fina con il quale ti sei appena carezzato il culo e lo porgi al gentile teutone per poter entrare in Baviera. Salutato dai grugniti di quegli adorabili barra teneri villici.
Tutto questo per dire: cazzo devi andare a fare domani con la carta d'identità all'ufficio anagrafe, eh?

lunedì 11 luglio 2011

Ironman gioca al gioco dei troni

Te lo infila su per il culo senza pudore alcuno. Impunemente. E finisce così come tutto è iniziato: senza un perchè, senza un se e senza un dove. A Nord, a Sud, oltre il Mare Stretto: la fine di Game of Thrones prepara senz'altro a una seconda stagione continuata. Dopotutto lo sapevi che di vera conclusione non si sarebbe trattato, ma almeno un Lannister impiccato te lo potevano mostrare. Uno a caso, così per gradevole sfizio...
Aldilà delle ovvie considerazioni a caldo caldissimo, c'è da dire che quanto la HBO ha cavato fuori da A song of ice and fire di Martin è roba pregevolissima, un grande fantasy come forse non se ne vedevano dai tempi del Signore degli Anelli. Intendo tipo sullo schermo e intendo tipo passare oltre l'Harry Potter prima bimbominkia ora emo e pure la roba per frocetti pipipipopupu di Narnia, perchè qui abbiamo grandi scenari e grandi attori. A partire da Sean Bean, sacrficato troppo presto Boromir nella summenzionata opera tolkeniana e qui senz'altro eccellente nei panni di Ned Stark, lord of Winterfell. E tutto il resto della truppa, mai fuoriposto, grandiosi nel trascinare lo spettatore all'interno di un mondo in cui la lingua fa più male della spada, in cui l'onore talvolta viene interpretato come "fanculo, io me ne vado con una puttana", in cui sono un po' tutti re e alcuni re sono pure mammoni, in cui sono i pezzenti a difendere i confini mica i leghisti (aspetta aspetta...).
Qualcuno ha pure detto che in dieci puntate da un'ora ciascuna non si è riusciti a rispettare interamente i complicati intrecci del primo libro. Può essere, ma lodiamo ugualmente il fatto che ne sia uscita una serie tv piuttosto che un film di 3 ore. Oltretutto la scelta di passare sul piccolo schermo è calzante: la qualità è cinematografica, ma di battaglie campali contro diecimila Huruk-Hai non ce ne sono, non previste o molto probabilmente tagliate. Non servono. del coraggio dei cavalieri non racconta mai nessuno, sono i re, i generali, i ricchi, le regine, le prostitute a raccontare la storia. Anche quelle fantasy.

Quaggiù una recensione più seria non del sottoscritto, ma di uno che almeno prima ha avuto l'acortezza di leggersi i romanzi. Piùggiù una lunga carrellata di foto e "didascalie d'autore" checipiaccionotanto.
Sei mesi o poco più per la seconda stagione...cazzo...

Il Meta-lupo è il simbolo della casata degli Stark. E se cliccate sulle orecchie potete pure sentire la cover al violino della opening della serie. Per dire...

Il trono di spade, nè più nè meno.

Quello dietro sotto le fronde degli alberi si sta scaccolando. Giuro...

Approdo del Re. E concedete a questo poveretto un po' di poesia e romanticherismo

"Un Lannister paga sempre i suoi debiti". Hai fatto tuo il motto.

Poi la fa vedere la patatina. Non temete.

giovedì 16 giugno 2011

La bellissima Italia post-referendum...

Arrivi abbastanza tardi, proprio come lo scorso Lunedì quando hai disertato le urne perchè rimasto a dormire fino alle 14.30. C'era da smaltire jet lag e tre giorni di viaggio precedenti.
Nè la mia presenza, nè le mie manifeste intenzioni di voto sarebbero risultate decisive, quindi mi metto l'anima in pace e mi godo il nuovo mondo dipinto dalla stragrande maggioranza degli italiani (inclusi un buon numero di elettori di centrodestra: ma la coerenza dove la avete lasciata?). Acqua a parte che è bene che quaggiù resti di pubblico dominio, la nuova Italia vuole un consiglio dei ministri imputato piuttosto che governativo e sopratutto vuole spendere dozzilioni di euro per importare l'energia dalla Russia. O mi volete dire che voi credete nelle rinnovabili, nella forza del Sole, nella forza del Vento e dei ruscelli? Produciamo energia dalle margheritine?
L'Italia diventerà finalmente un posto bellissimo e le invocazioni di San Francesco diveranno finalmente realtà. Il Sole sorgerà gioiso e fanciullesco ogni dì come a Teletubbilandia, l'acqua diverrà così prorompente da mandare a regime le turbine montuose, ma a valle non strariperà, costruiremo dighe che non si romperanno per incanalarla nelle nostre amene centrali idrolettriche su Alpi e, perdindirindina, Appennini. E il vento? L'Italia sarà costellata da impianti eolici, al Sud la Mafia non succhierà più i fondi della UE per costruirli, mentre elevatissime pale spunteranno sul Colosseo, sulla Torre degli Asinelli, a Pompei, a fianco della Madunina, sorrette dai Bronzi di Riace, tra i clandestini di Lampedusa, sopra la Mole Antonelliana, dalla laguna appena sotto il Ponte dei Sospiri, sulla collina di Redipuglia e pure sull'altopiano di Asiago, sui Frecciarossa e le Costacrociere, nella sala del bunga bunga come a Piazza del Gesù.
C'è quasi da commuoversi, bella questa nuova Italia, favorevole all'abrogazione del "decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, recante Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria, limitatamente alle seguenti parti: art. 7, comma 1, lettera d: realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare".
Questa illustrazione illustra come diverrà un angolo qualsiasi del nostro amatissimo Paese:


sabato 4 giugno 2011

Dentro il ventre...

Ok, il netbook si é spento tipo cinque ore fa quando si é semplicemente rotto di essere battuto dalle dita ossute. E allora si scrivono queste due righe con l'app per Android, forse dovrebbe segnalarlo a fine pagina, ma fidatevi e non ve ne pentirete.
Le ascelle emanano un odorino di grana, ma non dovrebbe essere conseguenza diretta del parallelepipedo largo 5 spesso 1 ingurgitato a pranzo. Ma di questo se ne preoccuperanno i compagni di viaggio, che frattanto - meschini - se la ronfano.
Piuttosto c'é da annotare la altrettanto meschina combo aria condizionata (freddina) piú carrello delle bibite ogni 60 minuti, che crea ripetuti scompensi ad organi ben delicati: hai fatto conoscenza anche della toilette, bene. Per la gioia del vicino di posto costretto ad alzarsi ad ogni bisogno impellente mio: sbuffa chiaro, perché cosí facendo gli disturbo il brasipico ritmo del sonnellino e poi capitolo del libro "San Francisco-Milano", autore nonzo. Ora é capovolto e infatti sta dormendo.
Mancano un paio d'ore all'arrivo e siamo giunti al terzo film, ma i wiimote sullo schienale stentano a funzionare e quindi ciccia; qualche ora fa hai visto un pezzo del Discorso del Re, prontamente fottutosi con unimprovviso reset. E che sará mai...
Dal finestrino si vede una piatta (e sottolineo piatta) distesa bianca: non é l'Artico e non é quello a cui state pensando, ma nuvole. Perché son lí cazzonesoio.
Ah giá, hai provveduto a svitare la valvoletta con scritto "Coat hook" proprio sullo schienale davanti a te.
Prontamente aggiustato, si puó farlo si con Bob, potrai farlo si con Bob.

Published with Blogger-droid v1.7.0

lunedì 30 maggio 2011

Il vero sconfitto è il bipolarismo

Ok, Pisapia strappa Milano, De Magistris vince a Napoli. Un tonfo del centrodestra ben più imponente del previsto: a Milano paga lo scotto di aver ricandidato un sindaco vergognoso, assenteista, presente alle inaugurazioni dei musei, ma mai seduto sullo scranno del consiglio comunale. Per "essere incollati al cadreghino" bisogna quantomeno poggiarvisi le chiappe sopra. A Napoli il tracollo è ancora peggiore, pesantissimo: Lettieri in testa al primo turno, viene sorpassato, scavalcato, annichilito dall'esuberante De Magistris.
Ora è chiaro che i risultati (pressochè uniformi su tutto il territorio nazionale e sbilanciati quindi verso sinistra) ben rispondono allo stato di stanchezza rilevato sulla squadra di governo, specie sul Presidente del Consiglio in palese parabola discendente (si creano le condizioni non per una crisi di governo, ma per un passaggio di leadership nel 2013). Gli elettori lo hanno rilevato e hanno disdegnato i candidati comunali, preferndo quelli di area opposta. Va comunque sottolineato che la tenuta politica del PDL resta elevata e scende a poco meno del 30 %: a scendere davvero in basso è la Lega, la quale dopo l'exploit dell'anno passato ottiene risultati pessimi un po' ovunque, anche nei suoi feudi (provincia di Varese); il Partito delle Libertà, però, non subisce lo smarrimento dell'ala finiana, ininfluente se guardiamo ai dati dei terzo polo, segno evidente che la proposta di Fini non convince e sopratutto che il partito dell'ex leader di AN non ha messo in piedi un valido programma politico.
Bersani esulta e si complimenta a destra e a manca, ma verosimilmente pure il suo partitino deve cedere il passo. Partiamo dal fatto che anzichè cogliere i festeggiamenti subito spara a zero su un nemico che già ammesso la sconfitta chiedendogli le dimissioni: beh chiaro, si vota nei comuni e si chiedono le dimissioni del Governo. Logica del cazzo, politicamente parlando...
Con ciò si aggiunge che nè De Magistris nè Pisapia hanno in tasca la tesserina PD, che se il primo già al precedente turno poteva vantare su una ben orchestrata coalizione di tutte le forze "antiberlusconiane" (che brutta parola: come se il voto fosse contro qualcuno e non a favore di qualcun'altro...), il secondo era dalla parte dell'IDV e al primo turno gli era contro un altro candidato espresso dal PD, esattamente come Lettieri aveva il sostegno del PDL partenopeo.
Qui si capisce poco o nulla: vince Sinistra e Libertà, Vendola, il sindaco è un ex di Rifondazione Comunista, che dice di voler "liberare Milano". Da cosa esattamente? Dai milanesi razzisti?
Vince l'Italia dei Valori, Di Pietro, il sindaco è un ex magistrato, un ex parlamentare europeo, uno che di poltrone ne ha cambiate tante.
Dunque perdono il PDL e pure il PD, che tra primarie e lotte tra le urne non è riuscito a proporre un proprio candidato nei due comuni chiave di questa tornata elettorale. Che c'è da esultare?
Vincono i partitini e si spezza ancora di più un bipolarismo soggiacente nelle menti d'Italia, ma che non s'ha da fare, che tarda a divenire istituzione. Vincono i progetti mirati alle comunità cittadine, ma il voto va in funzione della situazione nazionale, significa disapprovazione all'operato del Governo. Chi è il vero sconfitto? Il sistema maggioritario, oramai inesistente, condizionato da partitucoli al 2, 5 %, indispensabili davvero davvero, così tanto da dettare l'agenda (vedi Lega che sbraita di voler trasferire alcune sedi ministeriali), così tanto da sorpassare i candidati dei partiti cosidetti maggiori?
Chi vuole esultare esulti, gioisca dei capoluoghi "liberati", rilevi il cambiamento del vento se vuole, ma certo mediti su quale strada deve (e dovrà) prendere questo paese. Schiavo della vecchia politica, sempiterna vittima del partitismo arruffa arruffa e pure malstrutturato, frutto di alleanze a geometria variabile, valide forse sul territorio, ma inattuabili sul piano nazionale.
Che bella comunque la democrazia: tra cinque anni il vento è destinato (forse) a cambiare di nuovo. Davvero.


Riassunto (da un utente Facebook): Quindi: a Milano vince il candidato vendoliano, dopo che ha battuto alle primarie quello del PD. A Napoli vince De Magistris, candidatosi contro il volere del PD e persino dei vendoliani napoletani; e vince al ballottaggio, contro il candidato del centrodestra, mentre quello del PD è uscito al primo turno. In tutto ciò, il PDL crolla miserabilmente, soprattutto al nord. Altro che vento del cambiamento: il vento una direzione ce l'ha, qua non si sa da dove iniziare. :P

venerdì 27 maggio 2011

Mandarini nel deserto

"Kit Carson è il miglior scout del mondo ma non estrae mica molari"

Marrakech Express di Gabriele Salvatores è il classico road movie. Un amico in prigione in Marocco, ventimilioni di cauzione e un viaggio della sua ex compagnia sulle sue tracce. Un film che stenta a decollare, ma riesce a raggiungere il proprio autentico significato all'avvicinarsi del desertico nullo brulla di nulla. Prima ci sono piccole baruffe alla Una notte da leoni (due), tipo una scampagnata sul set de Il Buono, il Brutto, il Cattivo o alle prese con una scimmietta fiutadroga, ma è appunto il poi, l'oltre il civile, nel mezzo del silenzo, del rumore del vento (di una ruota che s'è appena bucata) i quattro avventurieri si ritrovano, si ricongiungono...e ripensano a dieci anni prima. La spiaggia di Ios, la televisione in bianco e nero, le foto di gruppo anch'esse in bianco e nero, boom generation in analogico. Pillole di road philosophy: meno riuscito del premio Oscar Mediterraneo per via di una maggior leggerezza nella trattazione, Marrakech Express per il suo modo di declinare internamente/intimamente nelle sue location il profondo significato dell'amicizia: sfottò privi di senso, schiaffettini e percosse morali più che altro.
Pollice verso alla colonna sonora: pezzi grossi di De Gregori (La leva calcistica della classe '68) e Dalla (L'anno che verrà), ma repetita non iuvant!

lunedì 23 maggio 2011

Echi di altri libri occasionali

Facciamo cultura. Con la cultura non si mangia, ovvio. Ma tanto si tratta solamente di un copiaincolla, di quelli che non ci vuole niente a farlo. *Devo copincollare più spesso*
Umberto Eco se ne esce in questi giorni insieme a Bompiani Costruire il nemico e altri scritti occasionali, che è un po' come dire vi spremo tutti fedeli lettori, vi mungo, ecc, che a questo punto dovreste avere appena finito quel mappazzone del Cimitero di Praga. Sempre Bompiani. Che scritti occasionali sono un po' anche quelli che puntualmente pubblicano queste latitudini. *Devo fare anche io un libro allora*
Wlodek Goldkorn lo ha intervistato per l'Espresso, per noi, per voi, per poi...
Riporto un brandello di conversazione su ciò che i libri insegnano, imparano, impalano e non continuo che poi mi viene da ridere...

Lei ha 50 mila libri...
"Il mio collezionismo nasce verso gli otto anni, dall'aver scoperto in cantina libri non rilegati, appartenuti al nonno. Il collezionismo dei libri antichi invece è cominciato quando ho scritto "Il nome della rosa". Visto che ho guadagnato con un libro, ho speso i soldi in altri libri".

Cosa la incuriosisce in un libro antico?
"Intanto il tema. Spesso è legato al mio lavoro. Mentre scrivevo "Il cimitero di Praga" per anni compravo le prime edizioni delle polemiche antisemite e antigesuite. Per "L'isola del giorno prima" ho raccolto volumi dei navigatori nei mari del Sud e carte geografiche. Talvolta mi interessa un libro con annotazioni a margine. Ho incunaboli con note in due colori così belle da essere più attraenti della composizione originale della pagina".

E' la curiosità per le vite degli altri?
"Tracce di possesso che ti raccontano delle storie".

Si comprano e leggono i libri perché si è curiosi delle vite altrui?
"Certo. Un analfabeta che muore a 70 anni ha vissuto una sola vita di 70 anni. Io di anni ne ho vissuti 5 mila. Ero presente quando Caino ha ammazzato Abele e quando Giulio Cesare è stato ucciso, e anche alla battaglia delle Termopili e quando Leopardi guardava l'infinito. La lettura ti dà l'immortalità, all'indietro. Scrivere invece è una scommessa nell'immortalità in avanti, ma senza garanzia".