martedì 26 ottobre 2010

C'è chi cade dalle nubi...

Con il piglio generale dei classici della Commedia all'italiana, dei Matrimoni all'Italiana e di convesso dei Divorzi all'Italiana, degli Onorevoli e dei Mostri, della Grande Guerra e degli Amici Miei.
Nomi sciorinati oggidì da cinefili della prima ora che all'epoca certo li avevano snobbati e che ora provano a redimersi celebrando la commedia di costume dei Totò, dei Sordi e dei Tognazzi (meglio arrestare qui il lunghissimo elenco per non scontentare nessuno...), proprio come fanno con gli Spaghetti Western. E sono pure gli stessi che dopo le stagioni di Troisi e Benigni, e nonostante i colpi messi a segno ininterrottamente da quasi trent'anni a questa parte da Verdone, sono pronti a scommettere che il cinema italiano made in Cinecittà in Roma non faccia più ridere.
Gli si vorrebbe dar ragione data la sequela di cinepanettoni a Natale, cinecocomeri in piena Estate e qua e là qualche filmetto da straccioni (Sharm El Sheik con Panariello) e le prove d'attrice della Simona Ventura, che recita con un palo di frassino infilato su per il culo. Ma in realtà c'è dell'altro: registi come Brizzi e Veronesi pensano in grande, dibattono sui grandi temi del tessuto sociale dello Stivale, sviluppano idee interessanti e le affidano a cast corali di attori capaci, non a veline e tronisti da spot Tim come si sono sviliti a fare i Vanzina.
Sono film come Ex, Italians, Genitori e Figli, Questa notte è ancora nostra, Oggi Sposi a ridare lustro alla nostra commedia, a fare del sano sarcasmo, del garbato intrattenimento. Problemi quotidiani, perlopiù attinenti alla sfera sentimentale, qui trattati nella leggerezza tipica del cinema popolare, che non rifiutano le macchiette, ma dicono un secco no a quella pornografia e volgarità che il media tivù ambisce a proporre come cappa culturale.
Nella settimana esce Maschi contro Femmine di Fausto Brizzi, corpo scontro, muro contro muro (come l'omonima storia a fumetti su Topolino sceneggiata dallo stesso Brizzi e disegnata da Mastantuono) tra i due generi, acerrimi rivali ma che poi tanto teneramente si cercano dall'alba dei tempi. Le prime recensioni sono ottime e nulla vieta che gli spettatori si riconoscano pienamente nelle disavventure di omini e donne. La verità è che questo popolo mica è cambiato molto dai vigliacchi tempi della Grande Guerra di Sordi e Gassman, si professa fervente cattolico ma poi sfrutta la comoda opportunità del divorzio, acciuccia e si spartisce in politica come negli affari, educa al rispetto di regole ma poi sviscera leggine e cavilli per avere rivalsa. Non che siano elementi propri solo dei virgulti italici e che altrove siano scomparsi, ma guarda a caso pur cambiando i tempi storici e le chiavi di dibattito si ritorna sempre punto eaccapo a parlano di questi italiani bravagente, ma che appena ti giri ti rubano il portafoglio o, fuor di metafora, ti ridono dietro (presente!), ti fanno ingiurie (assente!) o ti giudicano il perfettino di turno (presente!).


Così si arriva anche a parlare di quanto questi occhi di cane hanno visto ieri pomeriggio, ovverosia Cado dalle nubi di Gennaro Nunziante che segna il debutto sullo schermo cinematografò del comico meridionale Checco Zalone. Non che se ne chiedesse a gran voce il debutto, ma tant'è eccoci...
Dunque un ragazzotto del Sud strimpella la chitarra e così facendo vola al Nord, a Milano, patria dei reality show o pretesi talent show, ospite del cugino "omosassuale" e corteggiatore di una bella laureanda in Psicologia ma lei ama un altro (il suo prof dai capelli argentei), il cui padre è questo segretario del Partito del Nord, che racchiude nelle ampolle l'acque del Po e ce la ha su con i bingobongo. Cioè la Lega Nord.
La matrice è autobiografica, il sogno del cantante, l'amore nella grande città, si intrecciano con la tematica politica secessionista/razzista più omofobia e outing, due belle problematiche scottanti della realtà odierna trasposte al cinema con frasi sgrammaticate, canzoni-parodia e battutine che fanno ridere poco poco. Carino. Voto: 6.
Il Checco attore è impacciato, stralunato, certo non conosce i tempi del cinema e nemmeno quelli della commedia. Siamo sicuri ci lavorerà su e se ne uscirà con gioia per il secondo suo film da protagonista già calendarizzato per fine anno e con il titolo "Ma che bella giornata".
Più generale di così...


giovedì 21 ottobre 2010

La nostra nona caccia al dragone

La sceneggiatura di Yuji Horii parla di perdita dell'amato/a, di smarrimento degli ideali, di autentica morte e persino dell'affezione che gli esseri umani hanno per le divinità ultraterrene.
Tutte queste tematiche all'interno di un colorato gioco di ruolo che tra barlumi "cartoon" e simpatici motivi di Koichi Sugiyama. In realtà non parliamo del più infimo videogame che l'industria nipponica abbia sfornato, ma del million seller Dragon Quest IX uscito quaggù lo scorso Luglio su Nintendo DS.
Per quanto la struttura della serie sia grosso modo la medesima da vent'anni a questa parte, essa riesce di volta in volta a reinventarsi ad appagare il giocatore, alzare sempre di poco l'asticella della sfida. Chiede impegno e dedizione Dragon Quest IX, ma in cambio è pronto ad omaggiare con una storia ben scritta, ponderata, che non attiene esclusivamente alla salvazione del mondo dalla distruzione meditata da una potente organizzazione (i riferimenti sono casuali, certo che sì), ma ironia della sorte parla delle nostre paure, della nostra fragilità, della nostra incapacità di agire e reagire. In quel mondo fatto di statuine del presepe c'è come uno specchio dell'ansia e del perenne agnosticismo umano.
Di convesso altre serie nipponiche come Tales of e Final Fantasy (per citare le più note) stentano a proporre contenuti nuovi, limitandosi ad imbastire storie di amicizia e coraggio aldilà dei limiti umani che tanto trovano conforto nell'estetica anime e nel prototipo adolescenziale nipponico, e quindi nelle classifiche di vendita, ma sotto sotto si portano a casa sempre critiche a go go, specie dagli appassionati occidentali che succubi delle proposte dell'industria nipponica non lo sono più da almeno un lustro.
Con ciò si vuole spezzare una lancia e di più consigliare tale videogame alla stragrande maggioranza dell'utenza DS: gli appassionati lo troveranno ben più fresco e meno conservatore di molti consimili (basti pensare all'ingessato battle system dei Tales of), i giocatori occasionali troveranno in Dragon Quest IX le caratteristiche salienti della scuola ruolistica nipponica, solo in parte trapiantate nei tanto osannati Pokèmon.


martedì 12 ottobre 2010

Perchè l'Autore è uno str***o

L'utente di Blogger Nicolò Pellegatta ti ha invitato a fornire un contributo al blog: De Re Ludica.
Questo più o meno quanto comparso pochi secondi fa al nuovo sfavillante indirizzo gmail.
Nicolò Pellegatta (io) ha invitato Nicolò Pellegatta (ancora me medesimo) a scrivere su queste pagine, cosa che quest'ultimo sta facendo prooopriiio ooooraaaa.
Quindi dal punto di vista formale ci sarebbe un secondo autore chiamato a buttar giù pensierini e oscenezze a questo giro.
Presentazioni fatte (fiuuu) scrivi queste parole ad una buona settimana dal post più recente, quello sul sogno terribile, nato dalla sbornia post-esame in una mattina di dichiarato cazzeggio. Ergo sveglia ore 10:00. Queste parole sono ispirate dall'episodio 12 di Gaming Effect, il cui reiterato download ha portato a scaricare infine un file audio della metà di quello totale. Mistero. Appunto per i prossimi giorni. (cercare di) scaricare l'mp3 completo.
Parlano sostanzialmente del mercato dei videogiochi in questo paese qua, di come il rapporto di AESVI (sigla di cui ovviamente non ricordi l'acronimo) paragoni l'Italia alla Polonia in termini di venduto, fasce d'età, console per famiglia, ecc... Sticazzi. Resta il vanto che più della metà delle copie ciulate ai Gamestop appartiene allo zoccolo duro e non alle familiucole con Wii Fit e un Wiimote infilato su per...il tubo.
A fianco di Windows Media Player c'è aperto il convertitore video che pian pianino rende il film di John Ford Il Massacro di Fort Apache con indovinate un pò John Wayne digeribile da codificatori audio/video degni degli hi-fi che hai sparsi per la casa. S'attende la visione con la tipica eccitazione da ebete che colora il volto del sottoscritto all'approcciarsi a un film western.
A fianco della scheda di Blogger ci sta un video da Youtube dal titolo scritto in caratteri nipponici: aperto chissà come e chissà seguendo quale percorso lo spot di Yakuza 3 in cui il bel Toshihiro Nagoshi lancia un sasso in riva al mare. Vaaaaa Beeene.
Hai appena terminato una sessione ad Halo 3 ODST, in cui nell'ordine respinto un attacco Covenant all'interno di un parco pubblico di New Mombasa, poi nonostante ti sentivi come l'onnipotente avendo una mitragliatrice per le mani ti han fatto ripiegare e fronteggiare un attacco da due lati in evidente penuria di munizioni, poi hai attivato un ascensore, poi degli insetti tipo le merdine di Halo 1 ti hanno attaccato, poi ancora Covenant, poi un'astronave a salvarti, poi la deflagrazione dell'edificio. Sticazzi. Buio. E' notte e stai attraversando sempre la stessa strada per andare a recuperare un fucile di precisione. Non va: questa non è narrazione interattiva Bungie. Maggiori dettagli da ritrovarsi nelle insensate lodi sperticate alla sceneggiatura del titolo Bungie da parte di recensori di mezzo mondo.
E ancora prima ascoltavi a Ballarò Nicola"perchè è una stronza"Porro, vicedirettore o roba del genere de Il Giornale: tipo quello che si è inventato di "rompere i coglioni alla Marcegaglia per i prossimi venti giorni". Non è politica è informazione, vomita addosso ai comunisti di Rai 3.

Ora te ne vai a nanna, pacifico come non mai. Hai descritto un Martedì sera tipo, hai detto di stare bene, di continuare a cazzeggiare come al solito, di portare avanti le solite passioni, di rifuggere cose più importanti. Ma tutto ritorna sereno quando in sottofondo parte la musica sotto il duello finale di C'era una volta il West. Il duello più migliore della storia del Far West.
Dicasi primi piani estremi, uno zoom dal particolare al generale capace di polverizzare qualsiasi altro zoom precedente e successivo, pure quel 3x di cui si vanta la tua macchina fotografica, e poi quel "suona qualcosa a tuo fratello" che quasi quasi diventa l'immediato stato su Feisbuc. Naaaa. Bang!

mercoledì 6 ottobre 2010

Freud e il parco acquatico Garibaldi

Dunque prendetelo come fumoso, anzi molto fumoso. Perchè se già un sogno d'antologia remmiana è roba da allucinanti incastri pseudologici, cioè psicologici, a dodici ore o forse più alla conturbanza mentale s'arreca pure il ricordo.
Dunque il cielo era terso, questo è certo, come d'altronde lo era ieri su gran parte della Padania; però però non pioveva, cioè forse sì, cioè forse no. Il luogo certo che lo ricordi: Milano, Porta Garibaldi. Che in realtà non aveva nessun carattere reale di quella zona ora sventrata dai lavori per il megaparcheggio sottorraneo (leggasi nell'interpretazione freudiana: sottomarino. Prosegua amato lettore), se non fosse per le insegne della metropolitana M2. Cioè c'erano delle M questo sì, ma qualcuno ti ha instillato nella mente che quella era la stazione Garibaldi. Pace...
Come ore dovevano essere le 18, perchè c'era un pò di buio, un pò di freddo e un pò di fretta per non perdere il 6.45.
Tuttavia c'è un immenso particolare: l'intera area era sommersa. A rigor di logica non si capisce nè come nè perchè. Fatto sta che - why - emergevano dall'immensa e cupa distesa liquida le insegne della metropolitana ebbasta.
A ricreare un pò di vita ci pensano dei moli di legno che fanno tanto porto di Springfield, nella versione sovente saggiata dai Simpsons. Poi dovrebbe far capolino un vecchio amico, credi di aver scambiato due chiacchere con lui ma poi vi siete congedati. Credi.
Più nitida è l'incomprensibile corsa successiva: qui sì che ha iniziato a piovere, FORTE, e tu hai percorso il chilometro, chilometro e mezzo (giusto per dare un'idea) di costruzione erta sopra un mare in agitazione.
Ti prende un colpo quando un rugoso capodoglio ti salta in parallelo al tuo tapirulan (e dire che l'orca di Sonic Adventure ti esaltava e ti esalta a tutt'ora), affretti il passo finchè arrivi al termine del molo. Nemmeno il tempo di prendere fiato che dall'acqua sbuca un immenso polipo gigante, tipo quelli fotografati negli abissi dagli esploratori dell'800, sì insomma quelli con le ventose grandi quanto una Smart. Da qui la classica del cinema: il polipo atterra stecchito e per un pelo non ti piglia sotto. Riscappi a perdifiato e riattraverso il chilometraggio di tronchi d'albero.
Puf!
Qui termina il nastro, cioè la memoria del sottoscritto.
Lungi dal dire che di sogni ne fai tanti, ma che pochi restano impressi così nitidamente e sopratutto a queste ore di distanza, ora il problema è l'interpretazione.
Che cazzo frulla il mio cervello? Da quali ossessioni scaturisce labbalena e il metrò allagato?

A pensarci bene la descrizione vanta sporadiche analogie con la Rapture di Bioshock. Peccato che il 2 non lo hai giocato e che il primo te lo eri giocato all'uscito, tipo due anni e più fa.

martedì 28 settembre 2010

Le Sakineh occidentali

Visto che ti hanno assegnato la qualifica dello stronzo, di quello che non ha sentimenti, di quello per giunta maschilista, povero scemo in un mondo di froci, è giunto il momento di dare credito a questa opinione diffusa.
Cioè che tutta questa mobilitazione attorno all'iraniana Sakineh Mohammadi Ashtiani prossima alla condanna a morte per lapidazione o per impiccagione rea di essersi macchiata di due reati particolarmente gravi per la scala giuridica islamica, la sharia. Che non è di per sè la negazione di qualsivoglia diritto e non afferma nemmeno valori opposti alle Costituzioni occidentali, semplicemente introduce un parametro religioso particolarmente severo che dopotutto è la lettera di quanto stabilito dal Corano.
Mobilitarsi a più livelli per chiedere che la donna venga salvata dalla condanna a morte è intellettualmente etico, ma non tiene conto di due questioni fondamentali.
Primo: francesine e italianette (Carfagna in primis) continuano a proclamare l'innocenza di Sakineh, chiedendone con troppa insistenza la liberazione. Se da un lato nel lassismo d'oggigiorno un adulterio, un tradimento, un voltafaccia, un caffè col migliore amico possono essere considerati atti privi di scandalo, facilmente riassorbibili da una società che fa e disfa unioni/matrimoni con la stessa velocità di un pieno in Formula 1, dall'altro mi chiedo se l'omicidio del proprio coniuge in compagnia dell'amante di turno possa essere considerata innocenza? Siamo arrivati a questo punto di miopia?
Un conto è sottolineare l'assenza di parità uomo-donna, con la pena capitale per adulterio più applicata per il sesso femminile che quello maschile, un conto è passare sopra in nome di ideologie femministe sopra il cadavere di un uomo ammazzato a sangue freddo e con premeditazione.
E secondo: francamente, dove è in tutto questo il rispetto per l'altrui cultura? Una cultura passa anche dal modo con cui si tutelano i diritti dei cittadini e se una cosa può essere ritenuta aberrante in Europa (come giustamente lo è), altrove può non essere tale, ed è ingiusto applicare un medesimo metro di giudizio a realtà dove buona parte delle nostre convinzioni vengono a cadere. Si fa altrimenti il gioco della globalizzazione, si appiattisce la sfera terrestre, si giudica guardandosi bene dall'essere giudicato. D'altronde i media di Teheran senza troppa fatica hanno rigirato la domanda e si son chiesti cosa ha portato Teresa Lewis a trovare la morte sulla sedia elettrica, pur avendo disturbi psichici, pur avendo visto un silenzio almeno almeno imbarazzante senza che nessuno provasse a chidersi il perchè di tanta sbrigatività.
Perchè dietro a una condanna di una intromissione della fede religiosa nella certezza giuridica, si nasconde il perbenismo del femminismo mitteleuropeo, che pretende e gode i frutti di decennali proteste senza immaginare per nulla quali gigantesche contraddizioni produce tale sistema.
E questo è più o meno tutto quello che ti sentivi di dire. Tanto ora non hai più nulla da perdere...


giovedì 23 settembre 2010

Dossieraggio senza fini

Un sei mesucci fa si pubblicava la prima pagina del quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, Libero, di data 26 Gennaio. Cioè il giorno dopo che Vendola vinse le primarie per candidato Presidente della Regione Puglia.
Dodici mesucci fa lodavi la testata milanese per il coraggio scanzonato di aprire ogni numero con una sola vignetta a colori in prima pagina. Ossia l'eredità della gestione Feltri.
Dodici mesi poi e sei mesi poi, fate un pò voi i conti, ci ritroviamo questa prima pagina di qui sopra.
Ridicola viene da pensare. Allinearsi a un giornalaccio come Il Giornale, che fa del terrorismo a mezzo stampa la propria sola ragione d'introiti e la necessaria sopravvivenza tra i fiduciari di Silvio Berlusconi.
Colpisce Fini con mezzi a dir poco innovativi: si critica la politica del Presidente della Camera mostrandone una foto di lui nudo. Io il nesso tra le due cose perdonatemi ma non lo colgo mica...

P.S. Post sconnessi, brevi e a lunga distanza. Di giorni impestati e incasinati, di cose che riiniziano e di cose che - si spera - continuino.
Chiedo venia anche che si parla con troppa frequenza di politica.
Se trovo il tempo ho un paio di episi di vita vissuta da fissare su queste pagine.

domenica 19 settembre 2010

It's always sunny in Adro

"Questo non è il simbolo di un partito, ma di un popolo". L'anziano sorride pensando di aver detto la frase migliore della sua vita. Poi mostra il famoso Sole delle Alpi appiccicato sulla cover del cellulare. Una variante nordista del Mussolini sul cel di Lele Mora in Videocracy.
Siamo ad Adro, Franciacorta, Brescia. Chi ha parlato è parte di quel 90 % che alle ultime comunali ha barrato il simbolino della Lega Nord promuovendo a sindaco Danilo Lancini, che ora guida una giunta monocolore leghista.
E se non bastasse la bagarre di questa primavera che ha fatto discutere l'Italia intera ("chi non paga non mangia" aveva detto), risolta grazie al gesto di un benefattore locale, l'inaugurazione Sabato scorso del nuovo polo scolastico dedicato a Gianfranco Miglio ha destato un mucchio di problemi. Non certo perchè la scuola del paese porta il nome del politologo milanese e ideologo della Lega, ma perchè dappertutto è impresso il simbolo del partito di Bossi, questo Sole delle Alpi, già graffito sulle montagne alpine, e ora marchio di una fantacultura che in provincia di Brescia è totalizzante, o quasi...
Esso furoreggia un pò dovunque: sulla moquette all'ingresso, sul sostegno dei bagni, attorno ai cestini dell'immondizia. E il crocifisso? Presente in ogni aula e per evitare le rimostranze che si ripetono a cadenza regolare, imbullonato alle pareti. "Una doppia crocifissione" dirà qualcuno che certo non si riconosce in quel simbolo di umiltà.


Questo accadeva facciamo sette giorni fa. Poi le proteste, le parole grosse di Borghezio da Lerner, la scoperta del figlio di Lancini che va alle private. E ieri il Ministero dell'Istruzione a consigliare ufficialmente la rimozione dei simboli POLITICI dal polo scolastico.
La forte presa di posizione è indotta, molto probabilmente, da un sit in di cittadini avvenuto ieri nel comune della Franciacorta: una sfilata di tricolori, di vessilli partigiani, una presa di posizione democratica per dire che non ci stiamo a ridurre l'identità territoriale a una regressione politica. Non è giusto, dirà un manifestante, che quel 10 % contrario all'attuale composizione del consiglio comunale venga penalizzato e vessato da demogico folklorismo. Eccolo il sale della democrazia: tutelare e lasciar libero sfogo al dissenso.


E ora che si fa? Lo stupore di Lancini per la lettera firmata Ministero della Pubblica Istruzione di ieri, ha lasciato spazio questa mattina ad altre provocazioni: "Se me lo dice Bossi, rimuovo i simboli non domani, ma ieri". Però, ehi, un momento, "se lo tolgo dalla scuola, allora faccio lo stesso con gli edifici pubblici su cui è presente da secoli. Altrimenti niente". E via di scalpello a raschiar via le millenarie rocce alpine.
E il senatur che dice, che fa? "Il sindaco forse ne ha messi troppi. Avrebbe potuto farne uno bello, che bastava". Bene, può andare. Ancora meglio: "intitolare la scuola a Miglio è stata una grande idea ma io mi sarei fermato lì" dichiara il 'moderato' Maroni. Bene bene.
Facciamo che le fregnacce le finiamo qui e ci gloriamo della patria italica?
Usare la scuola per indottrinare? Da destra e da sinistra? No. Grazie.

lunedì 13 settembre 2010

I miei prossimi cinquanta cafè amari

Non si può dire che non te la sei andata cercando, come direbbe il senatore salvo poi nascondersi dietro uno scudo di bucatini all'amatriciana.
Perchè a secco da troppi mesi di un'abbonamento editoriale (Game Pro te lo hanno chiuso quasi dodici mesi fa dall'oggi al domani) tu evidentemente non puoi stare. E se della stampa specializzata negli argomenti a te congeniali credi di poterne fare tranquillamente a meno, forse è ora di fare il grandicello e pavoneggiarsi con i giornali d'adulti.
Che ahimè non si concretizza con un dodici mesi in compagnia di Playboy, GQ, Max e quanti altri fanno svolazzare la testa ai lettori con mooolto testosterone (probabilmente parenti e conoscenti guarderebbero il ventenne con occhio critico, clinico e sospetto), ma in cinquanta e poco più copie de L'Espresso.
Già, quel giornale fondato da Scalfari negli anni cinquanta, con belle fotografie, stampato su bella carta. Che è quel periodico di informazione da cui si è staccato il costolone di Repubblica: ergo forse poco incline ai tuoi apprezzamenti politici.
Ciononostante la lettura degli ultimi due numeri propongono un giornalismo pacato, d'inchiesta, attento ai dati e non ai favoleggiamenti di Ezio Mauro e soci. Disposto a provocare quanto basta, disposto a passare sotto la lente d'ingrandimento i personaggi della politica, dell'economia (sembra che in queste settimane ce l'abbiano su con Marchionne), dello spettacolo, dell'arte.
Quindi è vero che si possa fare giornalismo competente senza per forza di cose barricarsi dietro a fascismi e comunismi, ghettismi, tecnicismi, e tutte quelle parolacce che finiscono con ismi.
Il che, di questi tempo da guerriglia giornaliera, è cosa positiva...

lunedì 6 settembre 2010

Amore senza Fini: il fotoromanzo ufficiale

"Sono bastati dei fischi a Schifanibastalaparola e a FassinoinSerafini per scatenare un'isteria di massa. Il Sistema è ormai uno scolapasta, i liquami escono da mille buchi, impossibile tapparli tutti." Certa gente si meriterebbe altri centocinquant'anni di berlusconismo. Una protesta (più o meno sensata) che impedisce alla gente di parlare non mi pare entri di diritto nel vocabolario della democrazia.

Nella Terra di Mordor ventiquattr'ore più tardi, i soldati di Gondor si preparano all'assalto delle terre di Berlusconia.

"Questi parlamentari non sono come i clienti della Standa che se non cambiano il supermercato ottengono il premio fedeltà. I parlamentari [di Futuro e Libertà] che sono qui hanno voglia di fare politica e di parlare alla gente".

"Il Popolo della libertà non c'è più. Non potrà accadere che Futuro e libertà possa rientrare in ciò che non c'e più. Ora si va avanti. [...] Il Pdl come lo avevamo immaginato e conosciuto non esiste più, è finito il 29 luglio", o il 25, fate vobis.


"Sono i deboli che hanno bisogno di garanzie e non i più forti. Questo per me è il centrodestra e della politica con la p maiuscola"

...il leone di Narnia e la vuvuzeta...

La Tulliani in prima fila.
'Migghia, che figa, deve aver pensato il gentiluomo alla sua sinistra.


La diretta su Corriere.it all'interno di un microschermo. Non è andata meglio a Skytg24, la cui calata sul palco dell'ex leader di AN è stata a lungo schermata dal cartello bianco di un militante.
Tsk, dilettanti.

sabato 4 settembre 2010

Un altro gioco di M

24 ore dopo l'uscita europea di Metroid Other M per Nintendo Wii. Eviti ancora di scandagliare la stampa italiana che già ha voluto dire la sua. Spaziogay, Gaycollection, Eurogay, Gayvillage, SuperEva. Ehr...
Al netto fanno per ora una media di 8.5 per ItaliaTopGay, l'aggregatore di voti che preferisce la pastasciutta.
Più dettagliatamente, più sbrigativamente, non leggi l'altripensiero, perchè questo gioco già lo hai capito.
Brivido all'annuncio (l'E3 prima dell'ultimo E3), perchè sviluppato da Team Ninja già senza il bel tenebroso Itagaki; ma poi tutto è filato liscio e la visione grafica ti aveva pure convinto sull'ennesimo compremesso tentato tra dueddì e treddì. Che poi è il massimo achievement di Other M, pinzare con lo spiedino tanto l'attitudine yankee dei tre Prime con l'accento claustrofobico dei capostipiti di Intelligent System, e per dare nuova linfa vitale alla serie anche i valori produttivi del Team Ninja: tette, sangue e botolino. Solo che di sangue se ne fa a meno, di botolino pure (Samus ci tiene ad apparire come una bellezza acqua e sapone), e quindi restano solo le tette plastificate all'interno di una tutina aderente. Ecco Zero Suit Samus...
In realtà ti piaceva pure che la serie tornasse tra le mani(che) dei developer nipponici, che quasi quasi potevano pure tentare di essere tornati più migliori degli ammerigghani.



Lo spot usa Live Action. Concerto per pianoforte. Digire maestro bimbominchia. Che poi la biondina adottata è pure sexy. Almeno almeno quanto quella di Echoes.

Poi ti hanno messo in mano quell'oggetto oblungo che hanno l'ardore di chiamare controller e ti sei spuppato la demo dell'E3 scorso.
Ti aspettavi molto, plurime emozioni, ma ridere sonoramente non era tra queste. Una demo che dura 40 minuti contro i cinque in media di un test a Los Angeles trasmette buon umore: che poi a fare i conti sono proprio cinque minuti di gioco effettivo, pad alla mano girato e rigirato in verticale/orizzontale, e i restanti di filmati in CG.
Kojimiano. Del tipo Samus che si ricorda dell'apprendistato all'Accademia Militare, di quando aveva tipo quattordicianni e anzichè iniziare a battere come le proprie coetanee si infilava dentro tute che contraddicevano tutte le norme antifetore e protraspirazione di mamma Geox.
Poi l'arrivo sul nuovo pianeta dimmerda. Perchè? Beh per dare un senso al periodo sabbatico tra Super Metroid e Metroid Fusion. Giusto per sapere: chi ha chiesto un legame tra i due capitoli? Un legame narrativo così spaccamaroni, intendo?


Poi hai giocato e ti sei trovato di fronte un gioco che tra action e TPS diverte pure, nononostante le telecamere fisse, nonostante un certo retrograde sparo automatico, nonostante il classico cervellotico level design della serie (che a tuo avviso a volte è strutturato alla cazzo di cane. Altro che mappe e architettura sopraffina. Ma già, tu non sei un fanboy di Metroid, compatiscititi...). Ma poi a volte devi girare il pad, tenerlo in verticale e sparare in prima persona come nei Metroid Prime: solo che se allora di nemici mica ce ne erano tanti, qui sei sommerso, hai tra le mani il sistema di puntamento più ridicolo dell'emisfero e inoltre manco ti puoi muovere. Per farlo devi regredire alla visuale dietro le spalle, fare due passi e ritrovare il tuo istinto callofdutyano.
Pressochè inesistente, peraltro...

Splendore giappico a più livelli. C(l)iccare per credere.

Critiche già rivolte al gioco in occasione di un precedente hands on, solo riscritte con pessimi vocabili e maldicenti costruzioni sintattiche. Al che lo fai diventare un monito questo post, del tuo Other M-pensiero, della solita incapacità di certa critica specializzata di separare professionalità da fanboysmo nintendaro...
E questo vale pure per il sapido giudizio dei recensori d'oltreoceano...