venerdì 18 giugno 2010

Los Angeles 72010

Pretty stranger, eh?
Vivere con i piedi ben piantati nell'umile varesotto, donare il sangue nell'umile (?) Ospedale di Busto Arsizio, studiare nell'umi...dità milanese, ma avere cervello e (in parte, dai) fuso orario collegato con Los Angeles. Che poi come città non la hai mai considerata, troppo fricchettona, troppo Hollywood da una parte, troppe major discografiche dall'altra: a Ovest è un pò più in su di Las Vegas, un pò più in giù di San Francisco, ma sostanzialmente insignificanti tutte e tre se in confronto all'importanza del Far West.
Ma tra un Electronic Entertainment Expo 2010 buono, interessante, ma con qualche acciacco d'improvviso, e una emozionante finale NBA che ha avuto gladiatorio epilogo in gara 7, Los Angeles ha calamitato per i passati 5 giorni buona parte delle tue attenzioni e dei tuoi pensieri.

Dunque, l'E3 quest'anno ha marciato di buona lena sul rinnovato vigore della fiera del 2009, proponendo molti annunci esclusivi, inediti test di prodotti in dirittura d'arrivo e le prime speculazioni sul futuro. Hardware in primis, con i tre competitors scesi in pista per Kinect (l'ex Project Natal), Playstation Move e Nintendo 3DS. Il primo si è rivelato un immenso spreco di tecnologia: potenzialmente avveniristico, dotato di comandi vocali, rivelatori di movimento e comandi puntuali, Microsoft ha ben deciso di farne una piattaforma per casual game tra clonacci di Nintendogs, clonacci di Wii Sports, clonacci di Wii Fit. 60 minuti di conferenza pre-E3 per mostrare a giornalisti in sala e a casa quanto fosse gioioso scartavetrarsi i maroni con le più futili applicazioni e qualche demo tecnica che -come al solito - non uscirà giammai.
E' andata infinitamente meglio a Sony: si ma che conferenza lunga, borioso, scassaminchia, per un Killzone 3 in 3D all'inizio e un Twisted Metal/Gran Turismo 5 (cazzo esce. No, davvero. Non scherzo, il 5 Ottobre) alla fine. E' il Move? ok è un clone del Wiimote, assodato che è tanto quanto se non più preciso del Wiimote Plus, i giochi in sviluppo per costui sono...insomma...giochi vero. Sorcery, il simulatore di maghetto, funziona e potrebbe pure risultare divertente, Time Crisis Razing Storm (con tanto di conversione del quarto capitolo più Deadstorm Pirates, altro shooter on rail di Namco) c'è e pure tutta una serie di titoli che non vogliono guardare ai decelebrati che Nintendo ha istruito (ma allora, come li piglia i casual Sony? Saggia questione: entro la fine dell'anno avremo una prima risposta). Costa pure meno di Kinect (meno di 100 dollari tra Move ed espansione nunchuk contro i 149 dell'accrocchio Microsoft), mica male, neh signor Butler?
"Se io ho una bellissima fidanzata, e il mio amico ha una bellissima fidanzata. Sapete chi vince? Tutti", e chi ha orecchie per intendere intenda.
Ironia della sorte, Nintendo, dopo aver creato (in parte rovinato) il mercato casual con il suo Wii , spazzato via con noncuranza i suoi fedelissimi di N64 e Gamecube, si ripropone con una conferenza ottima e superba: due robette annunciato, Wii Party e Mario Sport staminchia, ma grazie a dio sfoderati solo in trailer, quando due tre anni fa avrebbero occupato tutta la conferenza, poi giù pesante con il nuovo Zelda Skyward Sword (il cui sottotitolo ancora non hai imparato a pronunciare) che mica funziona così bene (ritardi a parte, per il 2011 anche il telecomando del digitale terrestre potrà lanciare bombe in posizione fetale, dice Miyamoto), il nuovo Kirby, il ritorno di Donkey Kong Country (le holydays del 2010 appariranno grasse come quelle del 1995. Facce sognà Retro Studios!) e quindi il Nintendo 3DS: schermo treddì sopra, touch screen sotto, motion control, analogico (eheh) e una line up di demo tecniche che vanno da Starfox 64 a Metal Gear Solid 3, da Resident Evil a Zelda Ocarina of Time, da Dead or Alive 2 a Mario Kart, da Animal Crossing a Nintendogs + Cats. Di tutti questi non ne è stato mostrato mezzo, solo nomi che impreziosiscono l'inchiostro delle press release, ma in verità ad oggi basta il nuovo Kid Icarus in un platform che inspiegabilmente si fa Space Harrier. Ah già ci saranno film da vedere in 3D di Disney, Warner, non ci saranno occhialini da sole, ma solo boccettone di collirio, e nessuna data d'uscita nessun prezzo. Meglio si inizia sin da ora l'austerità per poterselo procurare al day one.
Poi ci sarebbero tredicimila altre news, video, contenuti da commentare, ma francamente lo han già fatto in maniera superlativa i colleghi di Everyeye sul posto.

Move in coppia con Tiger Woods PGA Tour 2011 (quello vero, non quello southparkiano). Ma due bunker in due tiri non è certo la miglior pubblicità per la minchiatina di Sony

Basta videogiochi, è tempo di basket. Domenica scorsa Boston si era guadagnata gara 5 nella sua dolce casetta e in infiniti cordoni preparava le valigie verso la costa del Pacifico. Beat LA, questo il motto.
Martedì sera a gara 6 invece sono stati i Lakers a vanificare il tentativo di concludere la serie e laurearsi campioni, quindi Boston sucks urlavano gli scalmanati dello Staples Center.
Ed eccoci qualche ora fa a gara 7: punteggio di 3 a 3, chi vince questa vince tutto. E così è stato: due storiche franchigie a confronto, due modi di intendere il basket a stelle e strisce. L'appassionato non poteva chiedere di meglio: le due squadre più forti in una scoppiettante gara 7. E così è stato davvero, una partita emozionante, serrata, avanti Boston, poi in pari Los Angeles. Commovente, emotiva, irrazzionale all'ultimo quarto, serve dignitosamente lo spettacolo di una pallacanestro che si conquista non solo a canestro, ma sotto di esso (magistrale Gasol), lontano da esso (Rondo che agguanta un rimbalzo, s'affanna fuori dall'area e piazza una tripla incredibile; Artest gli risponde subito di là con tre punti agguantati nella maniera più folle possibile) e poi in difesa. Kobe Bryant MVP delle Finals, ci può stare, ma sono stati i Lakers nel complesso a portarsi a casa il sedicesimo titolo NBA.

Si, son le 5:34 del mattino. Ma ne valeva la pena, ne valeva davvero la pena...

sabato 12 giugno 2010

Fantasmini sudafricani

Che ci volete fare? Proprio un bel nulla.
Ma avevam detto che non si sarebbe parlato di Mondiali sudafricani: "potrei riesumare l'argomento - mi autocito testualmente - solo in caso di vittoria italiana. O giapponese." Entrambi iniziano la loro avventura Lunedì venturo: JAP-Camerun ore 16, Parag(u)ay-Italia ore 20.30 subito dopo l'editoriale del Minzo nazionale, ma io non ho detto niente.
Facciamo, però, un'eccezione parlando dello spirito calcistico che deve proprio averti contagiato. La cerimonia d'apertura si è protratta secondo un ritmo serrato, ma generalmente sobrio, lungi dai millemila tamburi dell'Olimpiadi cinesi che tanto impensierirono Eric Cartman: al grido di "Welcome to Africa" e "This time for Africa" si è salutato il primo Campionato del Mondo in terra africana, trasformato da insigni antropologi come un ritorno agli albori della vita umana. Ok, cazzate grandicomjeunacasa...
Purtroppo l'assenza di Nelson Mandela colpito da un lutto familiare: avrebbe tanto voluto esserci, avresti tanto voluto vederlo con cappellino e maglietta verde oro come ai mondiali di rugby del 1994. Peccato, peccato davvero.


Poi è stata la volta del concerto d'apertura di fronte a 45 mila persone nel corso del quale si sono esibiti celebri gruppi pop tipo Black Eyed Peas, John Legend e Shakira. Proprio la cantante colombiana ha prestato fisico e voce all'inno ufficiale della manifestazione. Come al solito lasciamo spazio alle critiche: non è sudafricana, ci voleva una artista sudafricana, blablabla. E non mancano giudizi più "artistici", alla Garrison amicisiano: "Che poi sta Shakira, in ogni canzone che fa deve metterci sta cosa della danza del ventre? L'abbiamo capito: sei nana, sei bionda finta, sbattere il culo è l'unica dote di natura che si ritrovano le donne della tua famiglia da dodici generazioni. Ma c'è proprio bisogno? Non puoi cantare seduta? Con le braccia conserte?". Giusto, vero, ma la foto poco sotto a me cancella tali perplessità.
L'inno ha pure un nome. Tenetevi forti: Waka Waka. Che diamine eri convinto che fosse il verso dei fantasmini di Pac Man dalla versione nehanderthaliana a quella in tre d con occhialini, Playstation Move/Wand/come diamine si chiamerà dopo l'imminente E3 ed Iwatani sotto che ti fa un pompino (virtuale). E invece ha un corrispettivo sudafricano.
Il testo della canzone non lo ha capito, non lo vuoi capire: perchè già la linea di testo "Tsamina mina zangalewa Anawa aa" prescinde da qualsiasi costruzione grammaticale di qualunque idioma inventato dall'uomo, passato presente futuro.
In realtà la fischi la canti da ventiquattrore a questa parte e non t'esce dalle orecchie: sarà perchè ogni emissione televisiva te la propone, sarà perchè tutti fanno finta di non digerirla più (tipo "Domani" di Jovanotti sul terremoto d'Abruzzo). Ma in realtà racchiude uno spirito africano, colorato, gioioso, festaiolo, che ti sembrava ormai sopito specialmente nell'inglesissima Sudafrica dell'apartheid: colpa dell'Invictus di Eastwood, certo, con la sua fotografia opaca, a tradire una.
Dai dai, è Estate, arrivano i Mondiali, è giunto il momento di festeggiare, di godersi lo sport: e figurarsi se il Continente africano non sia in grado di trasferirti un pò dell'immanente entusiasmo.
Tsamina mina zangalewa Anawa aa
'cause this is Africa

Tsamina mina zangalewa Anawa aa

This time for Africa



venerdì 11 giugno 2010


Nessuna fiducia all'ostruzionismo esecutivo

Che E3 sarebbe senza Nutella?

LOS ANGELES - Cosa ne pensa lei del prossimo E3?
Beh, bizzarro...inconsueto. Ma poi mi mandate su Sky?
Insomma che dire, settimana prossima è la settimana dell'E3, l'imprescindibile evento per ogni videogiocatore professionista, bimbominkia fanboy. Che molto spesso le due figure trovano coincidenza.
Difatto si starà due/tre giorni a seguire conferenze in diretta, a dare del copione alla fazione opposta, e già che ci sei a sperare in qualcosa di ottimo, che possa realmente stupirti. Spesso e volentieri si parla di un seguito inatteso, un ritorno di fiamma. O altre volte è una nuova console, o anche una appassionante demo giocata. Se proprio si è in vena, una penetrante intervista.
Ma alla fine daje daje si ritorna a parlare di console war, la mia è più bella, io ce lo ho più lungo, tu più corto, tu a pera, io a mandarino, e così via così discorrendo...
Quest'anno, però, nonostante le lancinanti attese e le sfavillanti premesse, pare già diverso. Solitamente la settimana precedente è la calma piatta, notizie, comunicati stampa non pervengono: è ovvio che tutti gli occhi si calamitano già in quel di Los Angeles. Fervono i preparativi, le organizzazioni per coprire in maniera più efficiente l'evento...e invece quest'anno sarà certamente ricordato per la stranezza da parte di qualche publisher (Sony in testa) di rivelare taluni contenuti (trailer o financo annunci esclusivi, vedi Motorstorm 3) quando ancora le porte dell'E3 non si sono aperte.
Alla fine i casi sono due (e questo post mi sarà profetico): o si ritiene che la bolgia losangelina sia tale da oscurare tutti i riflettori su determinati prodotti (lights off su Killzone 3? Infamous 2? Se come no...) o si prepara il campo ad annunci di più ampia capienza su cui si vuole tutta l'attenzione (dopo lammerda PSP Go, sul fronte Sony si vuole parlare di PSP 2. Spero ardentemente di no...).
Nintendo offrirà il suo Nintendo 3DS (annunciato mesi or sono, ma mai presentato al pubblico nè come hardware nè come parco software. Un pò come fece Iwata all'epoca del primo DS) e Zelda Wii, mentre tutto tace sul fronte Microsoft, se si esclude la presentazione esclusiva di Natal Domenica sera (cioè notte. 4.00 AM ora italiana!!!).
Possibile che a questo giro davvero si parlerà di prossimi hardware dopo tutti i silenzi degli anni passati (nemmeno una sparata sul numero di paperelle controllate dal chip di Playstation 4 negli ultimi 12, 24, 36 mesi): dite davvero che la generazione più lunga alla fine sia pronta a lasciare il posto alla prossima. Io dico che se ne parlerà più concretamente solo l'anno venturo.
Ulteriori commenti a fiera conclusa o, se particolarmente impressionato, durante.

sabato 5 giugno 2010

L'Autore che cammina

Le sue 142 pagine sono state divorate. Ma pacatamente, serenamente.
Una foga tutta particolare nel leggere, nel percorrere le tavole. Un flusso emotivo continuo. Sapevi che Jiro Taniguchi fosse un autore molto bravo, atipico nel panorama fumettistico nipponico, ma non pensavi fosse un così grande narratore per immagini, capace di cogliere espressioni, tonalità, odori, emozioni uniche che ai più resteranno nascoste. E L'uomo che cammina (1990) è uno dei punti più alti della sua arte. E sopratutto un qualcosa che ti è penetrato dentro e da lì nemmeno vuole andarsene via.
Forse perchè ti identifichi con l'uomo che cammina, con quella curiosità per le piccole cose, per gli adori del quotidiano, gli umori ordinari: tant'è che appena chiuso il volumetto te ne sei uscito ed hai affrontato l'isolato con uno spirito nuovo, meravigliato per le liriche tonalità di Madre Natura ma anche per il rombo della Modernità.
Ti ritrovi anche nell'ambientazione, un sobborgo alla periferia di Tokyo che si scinde abilmente in arieggiati boschi e veloci arterie cittadine. E ti ritrovi pure nel pensiero di Taniguchi quando dice che "l'uomo che cammina è un uomo spensierato. Gli piace camminare con tranquillità", e poi "già, l'uomo che cammina è proprio un tipo strano".

giovedì 3 giugno 2010

Scheletri redazionali

Ah bontà divina. Solitamente siamo abituati a pensare alle redazioni di quotidiani e giornali come luoghi luminosi, ampi ed arieggiati: ci si siede attorno a una tavolata, si inizia a discutere, si prende un caffè, si flirta con la vicina in camicetta scollata e poi ci si alza producendosi in un susseguirsi di pacche sulla schiena. Più o meno va così nella sede romana di Repubblica, come mostra tale sequenza ospitata sul sito del quotidiano diretto da Ezio Mauro e del quale il Presidente del Consiglio non è un assiduo lettore.



E per quanto l'età media dei giornalisti di Repubblica pare assolutamente più bassa di altre testate, proviamo a vedere come avviene una riunione editoriale a livello molto più basso. Un insieme di ragazzotti che per passione si mettono insieme a scrivere di videogiochi, animati da insania giovanile, gettano via mail la lista di articoli da inserire in settimana. Chessò prendiamo Vgnetwork.it in Febbraio: come si decide cosa pubblicare Lunedì, cosa Giovedì?
Qui di seguito la risposta. Senza censure, come piace a noi...

Salve signore (ce ne fosse anche solo una) e signori,

come di consueto, la domenica notte faccio qualsiasi tipo di cosa eccetto dormire. Una di queste cose è, per l'appunto, stilare la lista uppaggi della prossima settimana. Ben conscio quanto poco ve ne possa sbattere della mia agenda quotidiana, passiamo a definire gli up della next week (come sono international, mi leccherei quando faccio così).

Di seguito, la lista nel dettaglio, per chi avesse problematiche con connessioni, menomazioni agli arti superiori, cavità anali e orali arrossate (i più zozzi), pantegane sottopelle, gomiti del tennista e/o escoriazioni nella parte retrostante lo scroto. Sono brutte cose, ne sono conscio.

[...]

Alcune precisazioni, per i più pignoli:

- [...], fatemi sapere se per mercoledì riusciamo ad uppare la rubrica. Mi auguro di sì, altrimenti vi aspetta una dolorosa - ma simpatica - evirazione.
- [...], come preannunciato, lunedì c'è Anal's Venture, se ci sono problemi nell'uppaggio per qualsiasi motivo, fammi sapere e/o mandami il pezzo che ci penso io. Oppure mia madre, a seconda delle condizioni climatiche di Berlino. No, lei non sta a Berlino, solo che volevo essere creativo nello scrivere un'idiozia.
- [...], attendo risposta per Starcraft II, pur consapevole che mi devasterai i maroni su MsN con la Juventus già da domattina. Ma ti voglio bene anche per questo.
- [...], attendo conferma per l'uppaggio della rece iPhone di giovedì. Marte, come già detto, c'è Mass Effect 2. Se ti serve una mano con la correzione, sai dove tromba..ehm..trovarmi.
- [...], attendo conferma per la retro, ma so già che non dovrebbero esserci problemi.
- [...], in settimana ti voglio caldo e bagnato che finiamo di imparare il Joomla. E poi facciamo sesso in cam.
- [...], ti voglio bene (l'amore represso viene fuori così, quando meno te l'aspetti).
- [...], sei un furetto. Non sapevo cosa cazzo dirgli, ma si sarebbe offeso se non l'avessi (ec)citato.

Postilla. Ci ho messo più tempo a scrivere tutte queste coglionate che a stilare la lista uppaggi. Potrebbe essere perché ormai sono un mago della lista uppaggi. Oppure perché mi dilungo sempre e costantemente nello scrivere tonnellate di stronzate inutili. Entrambe le possibilità sono adorabili, peccato che probabilmente la verità stia nella seconda.

Buon inizio settimana a tutti!

mercoledì 2 giugno 2010

Il tramonto del Sol Levante

Il primo Settembre scorso anche Romano Prodi al TG3 applaudiva il "miracolo" giapponese: l'esportazione del modello Ulivo è stata un successo, diceva più o meno così.
Dopo decenni di monopartitismo, con i liberali sempre al governo dagli anni '50, il Giappone aveva provato a cambiare direzione premiando l'interminabile gavetta del sessantatrenne Yukio Hatoyama, leader del Partito Democratico. Due i punti in programma: affrontare la crisi, scacciare gli americani da Okinawa.
Col senno di poi era un progetto politico più zoppicante di quanto si pensasse, perchè non puoi avviare un esecutivo progressista, fortemente ispirato ai valori di giustizia sociale dei Democratici di Obama, per poi ingaggiare una ferrea contrapposizione per lo smantellamento di una delle basi militari statunitense imposte al Giappone dopo l'armistizio dell'Agosto 1945. Una delle tante, ma la più contestata (episodi di stupri e violenze, offese ai "musi gialli": sappiamo quanto i giapponesi tengano al proprio onore), la più imponente (occupa gran parte dell'isola, con 8 mila soldati), la più strategicamente rilevante (guarda proprio in faccia Shangai: da qui partivano i caccia USA durante la guerra del Vietnam).
Hatoyama ci ha provato sino all'ultimo, di mantenere la promessa elettorale, risollevare la testa di fronte al fiero conquistatore, ma stamane si è presentato di fronte all'assemblea di partito col capo chino: "La cooperazione tra il Giappone e gli Stati Uniti è indispensabile per la pace e la sicurezza in Asia orientale e sono stato costretto a chiedere alla gente di Okinawa, con mio grande dispiacere, questo onere". Fine dei giochi.
Sarà dura per il Partito Democratico affrontare tale annosa situazione: la prossima settimana si proverà a presentare un nuovo esecutivo al Parlamento, nella speranza che lo scoglio delle elezioni parziali al Senato del prossimo luglio possa solo colpire marginalmente la flotta di Hatoyama e soci. Una maggioranza liberal-conservatrice in uno dei rami della Camera rappresenterebbe un ostacolo difficilmente arginabile, una logorante battaglia contro l'ostruzione parlamentare che vanificherebbe quei propositi di riforma di cui il moderno Giappone ha disperatamente bisogno.

Nodi culturali

E nel frattempo il nodo della crisi non si è sciolto, anzi ha eroso maggiormente l'economia nipponica: dipendendo molto da esportazioni (di prodotti tecnologici e automobilistici) e importazioni (materie prime), la difficile congiuntura di Eurolandia non ha certo permesso di rialzare la testa, portare avanti quella politica progressista a lungo sospirata da larghe frange della popolazione. Anche perchè la crisi prima ancora che economica è mentale: la perdita del predominio in Asia orientale rispetto ai cinesi, la crisi di valori e l'abbandono delle tradizioni. Sono questioni che impensieriscono i giapponesi che negli ultimi anni hanno visto un generale declivio dei loro sogni di gloria, una battuta d'arresto all'incontenibile boom economico della seconda metà del Novecento.

martedì 1 giugno 2010

Tutti dicono I love you. Tranne Moccia

Anacronistico, surreale, financo magico.
Non che Woody Allen non ti suggerisca gli aggettivi, ma il Tutti dicono I love you del'97 suggerisce proprio questo.
Commedia-musical dal sapore antico, vagamente attaccata a stilemi classici (ci dicono intellettualmente pregnanti. Sarà...), dall'assoluto accento onirico: sotto la lente di ingrandimento tresche amorose, coppie impensabili, assurdi coinvolgimenti sentimentali. Credi che siano tutti pazzi i personaggi di Tutti dicono I love you, nevrotici è il vocabolo più adatto.
Materiale perfetto per un film, anzi no per "un musical. Sennò nessuno ci crederebbe". Dunque Allen che si innamora della Roberts raccontandole fandonie, informazioni fattesi passare sotto banco dall'analista di lei: ti porterò a Bora Bora, ti soffio suadentemente tra le scapole, adoro il Tintoretto, corricchio tutte le mattine tra i calli di Venezia. Poi la Drew Barrymore deve sposare un aitante ragazzotto ricco sfondato ma si innamora di un galeotto, sessualmente represso, che ha le fattezze di un Tim Roth (fuorilegge stimatissimo da fior fior di registi prima del Novecento di Tornatore). La figlia di Allen, Natasha Lyonne, si innamora dei tipi più svariati: vede un ragazzotto italiano in vacanza a Venezia e lo vuole sposare il 15 Gennaio, conosce un tipo all'aereoporto, abbandona gondola e pastasciutta per un fugace amore sul taxi, per poi lasciarlo in favore di un rapper che ha la bontà di dire quello che pensa.
Fanno sorridere tutti questi pazienti della clinica dell'amore, ma a ghignarsela di gran gusto è Woody Allen che sigla un'altra commedia affascinante, sprigionando sentimento e buonumore all'interno del triangolo amoroso: Venezia-New York-Parigi.
E la morale? Dolore o spensieratezza? Fai così: prima la seconda, attendi attendi finchè non giunge il primo, ma poi sta tranquillo la seconda ritorna. Claro...


venerdì 28 maggio 2010

Il West di Gianluigi Bonelli: all'ombra della Madunina!

Clop clop. C'è un pò di tutto in via Antona Traversi, località Quarto Oggiaro. Che per semplicità di spiegazione chiameremo il Vecchio West.
Il mercato rionale abbandona dietro di sè casse e cassette, bucce e boccioni. Ma, iha, un colpo di redini e il tuo destriero guarda oltre, volge lo sguardo fronte a sè e, cloppete cloppete, prosegue il suo ancheggiare. La macchina da presa gli fissa il posteriore, il dinoccolarsi seducente delle natiche, poi curva di novanta gradi, ne accompagna il lento svoltare. Poi ancora il culo. Il cielo è luminoso, azzurro, radioso.


Finalmente arrivati: un treno e un isolato più tardi eccoti a rimirare la targa tanto attesa. "Giardino Gianluigi Bonelli Fumettista ideatore di Tex Willer 1908-2001". E sei contento. Già perchè perbacco un milanese così famoso, il fumettista più conosciuto in Italia, un artista che ha nutrito e curato il proprio ranger "indiano tra gli indiani" con amore filiare fino a quando non si è addormentato per sempre nel 2001.
Così la città di Milano gli ha dedicato un giardino, un cortiletto privilegiato, a imperturbabile memoria per i presenti e futuri fans del buon Tex. L'idea è partita dall'attuale assessore alla cultura del capoluogo lombardo: "Nel centenario della nascita del fumetto in Italia e di fronte alla prossima apertura della Casa del Fumetto in viale Campania è bello e utile ricordare questo milanese, padre fondatore del fumetto. Un artista che ha disegnato storie per tutti e segnato per sempre il nostro tempo".
"Sotto un sole cocente, che esaltava i colori del prato e delle piante che popolano il giardino - si legge sul sito della casa editrice di Tex - venerdì 21 maggio è stato inaugurato ufficialmente il nuovo parco cittadino dedicato alla memoria di Gian Luigi Bonelli", raccogliendo a sè i grandi fumettisti che ancora si accalcano nel perpetrare il mito bonelliano: Sergio Bonelli, Giorgio Bonelli, Mauro Boselli e Alfredo Castelli.


Il parco in sè è discreto, caldo, ma ordinario, buono per fare dieci metri col proprio cane al guinzaglio. Ti sei soffermato un'oretta a leggere, respirando una genuina aria primaverale, mentre di fronte a te il Sole sconfiggeva a colpi di pistola le nuvolacce grigie. Bang bang.
Piuttosto ti han colpito quelle tre palme: chissà come son giunte fin qua, chissà da dove vengono, ma ti piace pensare che una vita fa fornivano un pò d'ombra ad affaticati pistoleri, in viaggio tra la Monument Valley e l'immenso Pacifico.

giovedì 27 maggio 2010

L'allenatore che veniva da Oriente

Eccezzionalmente si parla di calcio, ma non fateci il callo. A breve ci sono i Mondiali e potrei riesumare l'argomento solo in caso di vittoria italiana. O giapponese.
C'è anzitutto la tripletta dell'Inter che quest'anno ha davvero raggiunto dei risultati impensabili. E non me ne vogliano i giocatori nerazzurri, ma dietro i tre tituli c'è il solo nome di Josè Mourinho.
Arrogante, pirla, gliene hanno dette di tutti i colori, i giornalisti italiani, ma in verità ha imbrigliato tutti quanti. E ora ad ogni angolo qualcuno si dispera per la sua partenza, sul sagrato della Chiesa, al bar, di fronte a un grafico di Microeconomia (o qui la disperazione la si deve a qualcos'altro?).
Ma lui va, cosa resta a fare: "Calscio italiano? A me non piace, io lo dico". E dove andrà? A Lourdes per le "apparisioni"? ironizza Crozza. A Betlemme per ritornare alle origini? ironizza Bertolino.
Certo, il più lontano possibile da Balutello...
Ma scopriamolo insieme con l'ausilio della lavagnetta il miracolo mourinhano.

Trentacinquesimo minuto, 22 Maggio. Julio Cesar da inculoailupi rinvia la palla, Milito la intercetta alzandosi in volo grazie ai razzi propulsori, rallenta il tempo e la schiaffa sui piedi di Sneijder, la riappoggia all'argentino che segna. Ok, talento cristallino: ma la provvidenza, che per brevità chiameremo qui Josè Mourinho ha fatto in modo che ci fosse una situazione in cui due attaccanti beffano alla grande quattro difensori più portiere. Della seconda squadra più forte d'Europa.
Ma tu la partita grazie al cielo manco la hai vista e il campionato manco lo hai seguito con attenzione: alla fine però in Italia tutti sono allenatori...
Ve ne accorgerete ben presto.