sabato 22 gennaio 2011

Settimana Incom da dimenticare...

Novella 2000 di questa settimana dedica la prima pagina del noto giornale di cronaca rosa ai festini di Berlusconi e delle sue amichette/concubine/frequentatrici/escort. Nel tondo l'attuale presidente del consiglio e incollate vicine vicine le Ruby, le Noemi, le Minetti, eccetera eccetera. Titolone: "Berlusconi. Tutte fidanzate?".
L'Espresso, noto settimanale della sinistra liberale fondato nel 1956 da Eugenio Scalfari, con il quale hai una relazione complicata dall'estate scorsa, sceglie per il numero più recente un fotomontaggio con un Berlusconi posticcio semisdraiato su un divanetto, Ruby sulle sue ginocchia e nella reggia di Arcore altre avvenenti ragazze. Titolone anche qui: "Arcore by night".
Notate somiglianze? Sembra proprio che i due rotocalchi, esponenzialmente distanti per argomenti trattati e taglio giornalistico, dedichino la prima pagina al medesimo argomento e si ingegnino per ottenere raffigurazione quantomeno similari. Casualità?
Al che viene da pensare che l'attuale clima teso e nervoso dell'Italia intera sia tale non per una effettiva degenerazione della classe politica (fermo restando che praticare incontri sessuali a pagamento non sia il massimo esempio di moralità), quanto piuttosto per via di un discorso giornalistico che scambia la politica, cioè il dibattito sui problemi del paese e le possibili soluzioni, con il sano gossip. Quello da sfogliarsi sotto il solleone della riviera romagnola.
E bizzarro perdipiù notare come siano proprio quei giornali sempre pronti a stigmatizzare la vacua retorica di una politica costruita su strilli anzichè su confronti di idee, i primi ad indagare e ad entrare nei dettagli di cosa succede a quei meeting/cene/incontri/divertissements/festini, scadendo nel bieco elenco di riti sessuali dai nomi esotici. Al solito: alla povertà di idee politiche ecco scendere in campo il quarto potere per chiedere le dimissioni del governo. Si parla di lealtà, di promesse elettorali, e poi si cerca la liquidazione con scandali sessuali?
Leggere i quotidiani dell'ultima settimana, dal Corriere al Manifesto, da Libero a Repubblica, si avverte la fitta allo stomaco data da un giornalismo bieco e insofferente, attaccato a dibattiti inconsistenti. Che ora pubblica nomi, cognomi e numeri di telefono di queste ragazze, fanculo alla privacy, fanculo alla dignità della persona, fanculo alle indagini della magistratura...
Duole constatare di quanto all'opinione pubblica interessi davvero queste questioni, di come si appassioni di bunga bunga, gemelline procaci e squallide intercettazioni. Di come anche le persone più intelligenti con cui hai a che fare, quelle con una pulsante passione politica si attacchino a simili argomenti, plaudano le telefonate battute di Vergassola a Parla con Me, il salace battutare di Santoro (Annozero), il tronfio Floris rigettare una telefonata di Berlusconi durante Ballarò...
E dire che di argomenti di cui discutere la politica italiana ce ne sta offrendo di ogni tipo: dal centocinquantenario dell'Unità d'Italia alla posizione della Corte Costituzionale in merito al Legittimo Impedimento (sentenza discutibile...), dalla deroga al contratto nazionale per gli operai di Mirafiori all'imminente discussione sul Federalismo Municipale. Tutta questa roba da intellighenzia dove è andata a finire? Oscura nota a margine di un intervista con Mora, Fede, Minetti, Ruby? Trascurata in virtù di doppisensi e passioni sessuale di un settantenne con problemi di prostata?

L'assassinio Montesi (anni '50): forse allora c'era almeno più dignità

lunedì 17 gennaio 2011

Camicia nera sotto la giubba da marinaio?

Ezra Pound fu certamente il capofila degli intellettuali fascisti e di questa sua mistica politica non ne fece mai mistero. Piuttosto, che dobbiamo dire di Hugo Pratt?
Se lo sono chiesti proprio gli animatori del circolo neofascista della Capitale Casa Pound lo scorso 14 nel corso di un incontro intitotalato senza troppe sottigliezze "Camerata Corto Maltese".
E per molti è bastato questo a far cadere un mito: ma come il marinaio con l'orecchino, simbolo vivente del vivere apolide, senza patria nè casacca politica, ora mi diventa un mussoliniano della prima ora?
Urgono spiegazioni: dichiara Adriano Scianca, responsabile culturale del salotto romano, che "con quel titolo non abbiamo certo voluto indicare un'appartenenza ideologica, ma solo segnalre che alcune caratteristiche di Corto, dallo spirito libero al gusto dell'avventura, dalla fedeltà delle amicizie al senso dell'onore, corrispondono alla nostra idea di cameratismo".
Per carità, questa idea di cameratismo è tanto bella quanto farlocca, visto che la storia infine tale concetto sociale, corporativistico, lo ha rigettato. E' come quando leggi Marx e dici che bello, tutti uguali, popolo padrone delle fabbriche, lo Stato che provvede alla sussistenza, poi vai a ricercare tali segni nella Russia post-1917, eh vabbè...
In ogni caso di sicuro, parlare di Corto Maltese e della sua etologia fa sempre bene, vista la complessità della sua letteratura. Se posso intromettermi nel dibattito, credo che il buon Corto possegga un atteggiamento distaccato rispetto alle vicissitudini politiche, ma anche nei confronti dei cambiamenti sociali. Le sue avventure coprono un arco temporale molto vasto, quasi l'intera prima metà del '900, tanto che il marinaio si imbatte dapprima nei prodromi della Rivoluzione d'Ottobre (Corte Sconta Detta Arcana) e subito dopo malmena un gruppo di aderenti ai Fasci di Combattimento (Favola a Venezia), poi nel '36 è, come Orwell, in Spagna alle costole di Franco.
L'idea del sottoscritto è che Hugo Pratt abbia strutturato politicamente il proprio personaggio con un doppio strato di ironia proprio per mettere in crisi quel partigiano che vuole un'icona così importante della letteratura novecentesca dalla propria parte. Sciocchini...

Tavola tratta da "Favola a Venezia"

domenica 16 gennaio 2011

Il cellulare che ci meritiamo

Ti fermano l'altro giorno e un pò a tradimento e un pò no pretendono di vedere il tuo cellulare.
Premetti: è un cellulare che funziona, che chiama e che manda pure i messaggi, ok?
Agisci: manca nella tasca destra, non è inchiappettato dai guanti.
Mostri. Segue risata, coperta in minima parte da una assordante melodia pop-rock-punk...j-pop.
Segue giustificazione in stile flow charter: rimanda l'interlocutore alla premessa. Segue affronto: andrebbe ospitato in un museo.
Ti sarebbe piaciuto fissare l'espressione tipo dafuck all'udire tale affermazione: sarà per la prossima volta.

Nokia rilascia il modello 3510 nel 2002. Nel 2002 uscì il Gamecube, nel 2006 uscì il Wii con la stessa tecnologia di Gamecube: mai pensato di spedire Wii all'interno di un museo.
Sempre Nokia sempre in quell'anno ne fece pure il modello 3510i a colori. Il primo a colori della casa scandinava. Nel 2002 egli spaccava: compatibilità JAVA, GPRS, Internet WAP, suonerie polifoniche, MMS.
Ora tu hai nella tasca del cappotto l'altro giorno un modello del Nokia 3510i. Preso tra il 2003-2004, affinchè la mamma potesse rompere i coglioni pure aldifuori delle mura domestiche, nonchè come device per chiamare i numeri d'emergenza (per qualche mese pure registrati in rubrica, segue risata, segue cancellazione), allora te la tiravi abbastanza per avere un cellulare a colori, laddove tutti giravano con il 3310. Parimenti quest'ultimi ti sbeffeggiavano perchè non potevi giocare a Snake, ma solo a un Pilotwings venuto male e una specie di tennis con racchette svolazzanti. Grazie al cielo non giochi più a queste sottospecie di videogiochi.
Nel 2009 dopo svariati anni di servizio e nessun problema ravvisato, muore la batteria. Cioè dura sempre meno e quindi ti metti alla ricerca di una sostitutiva. L'unica che trovi sta su Ebay, è di terze parti e fa cagare al cazzo. Costo: meno di dieci euro. Attualmente equipaggiata.
Non molti mesi prima si inizia a ravvisare un inciampo nell'impianto audio: spegnendo il telefono, alla riaccensione il sonoro non ricompare. E comunque mentre si telefona si sente assai basso. Non vuoi credere che si tratti del tuo impianto uditivo, benchè abbia oltre vent'anni alle spalle.
Ma no, non metto il mio padiglione auricolare in un museo.

Qualche giorno prima dell'altro giorno. Metropolitana milanese. L'ennesimo sfottò al tuo soldatino della Guerra dei Trent'anni. Questa volta diretto da chi magna la scocca esterna di un telefono a conchiglia (già, come la gente normale consuma i tappi delle penne. Specie se gli sono state prestate) o non è in grado di configurarsi con la tastiera di un Motorola. Segue regalo di un cellulare Nokia, pare attualmente di buona salute.
Riveli, qualche giorno prima dell'altro giorno, l'intenzione di premiare la costanza con un nuovo apparecchio cellulare, teoricamente di matrice Nokia, tipo una roba del genere. Budget ipotetico: 300 euro.
Segue sguardo malevolo. Ma come, tu che hai cambiato tre-quattro cellulari alla fine non sei andata a spendere una simile cifra? Segue risposta confusa.

mercoledì 12 gennaio 2011

SuperSmasBros Brawl: come ti mazzuolo l'amico

Il videogioco più venduto dell'epoca Gamecube su Gamecube da queste parti è stato l'indiscusso festaiolo della squadrata console Nintendo. parliamo di Super Smash Bros Melee, anche detto supersmashbrosmelee, anche detto un unico ululato con molte esse qualche p e una m.
Tra tornei con dieci partecipanti, memorabili spiegazioni del sottoscritto sulla mappatura dei tasti (si ci sono i due tasti dorsali, se vuoi usarli. Mah...), memorabili vittorie del sottoscritto e memorabili sconfitte dell'orgoglioso avversario del sottoscritto. Identikit: occhiali, sciarpa all'occorrenza, polso del judoka e sprezzantemente ingegnere. Questo post è anche per te, per tutte le volte che ti ho fatto volare con un mazza da baseball o quel bellissimo martello.

Uno scorcio di Delfinia: troppo sole da alla testa!

Il seguito, Super Smash Bros Brawl, è giunto al tuo antro con colpevole ritardo, ma non ha faticato nel convincere il sottoscritto a reinfoderare Melee. Lo sbloccabile è ormai quasi tutto sbloccato, tutti i personaggi, buona parte delle arene, chissene dei trofei e di modalità collaterali: l'importante è ora aver a disposizione tutto il possibile per i match multiplayer dei prossimi centocinquantanni.
E già si pregustano le prossime bestemmie di chi immancabilmente capita su una bomba piazzata a terra eoni prima o per il prossimo Pokèmon che sbuca dal nulla e sconvolge il campo di battaglia. E che dire delle arene invero colme di trabocchetti, catapulte, mostriciattoli, comunisti, testimoni di geova, pinguini? Uh, come dimenticare il colpo Smash, che già da adito a complessi rituali mistici (per chi ha fede) o alchemie matematiche (per chi non la ha) su come evitarlo o almeno almeno subire pochi danni.

E qui siamo a Murufuku Town, o come diavolo si chiama il vostro megaminimondo di Animal Crossing: il gufo laddietro lo avresti malmenato volentieri per tutte le volte che ti sei dovuto sorbire i suoi luuuuunghi dialoghi.

Pollice verso per il picchiaduro Nintendo che è così poco picchiaduro, ma così tanto caciara e party game. Anche perchè solo i finocchi si mettono a giocarci in maniera pro, come se fosse un King of Fighters, senza oggetti e sull'arena priva di ostacoli naturali.
Ha ora inizio l'era di supersmashbrosbrawl...



Dite quel che volete ma il trailer d'annuncio dell'E3 2006 spacca tutt'oggi i culi. Merito in buona parte del latineggiante main theme ad opera di Nobuo Uematsu.

domenica 2 gennaio 2011

Italiani-Greci: una faccia, una razza...

Promemoria per l'anno appena iniziato: tornare in Grecia. Senza impegno beninteso e possibilmente lontano dagli aggregatori per turisti come Rodi o le discoteche ambulanti come Kos, Santorini, ecc...
Il Mediterraneo di Gabriele Salvatores, Oscar nel 1992, profuma della Grecia che hai conosciuto nelle due occasioni che hai avuto di visitarla. Odora di viaggi in pullman roventi, di scogli aspri, delle candide abitazioni, di un mare che sembra così raccolto e in realtà è immenso. Lambisce la Turchia porta d'Europa, lambisce la Terra Santa, lambisce l'antico Egitto, lambisce le montagne d'Atlante, lambisce la penisola iberica, lambisce il Bel Paese, lambisce il corno greco. Mediterraneo. Graecia capta ferum victorem cepit.


Ad essere romantici forse si capisce perchè Mussolini avesse tanto a cuore questa terra così ricca di storia. Tanto da mandare nel 1941 una truppa di sbandati e disertori su un atollo dell'Egeo per un'occupazione strategica, punto di controllo delle rotte tra Dodecaneso, Egitto e Libia.
In realtà la perdita di comunicazioni con l'esterno, con l'Italia, con la guerra, a seguito della rottura della radio rappresenta la salvezza e si potrebbe dire che nel momento in cui i camerati sono abbandonati e dimenticati loro malgrado ritrovano un senso di unione, di pienezza, di comunione con sè stessi che mai avrebbero trovato nella madrepatria.
"Italia di giorno ti penso, di notte ti sogno" lo slogan pitturato a carboncino e sicuramente presto cancellato. Cancellato così anche il senso dell'onore, della disciplina militare che all'inizio tanto poteva accostare questi arditi agli eroi omerici, giunti qui a conquistare il valore sotto le alte mura di Troia e invece ecco cambiato tutto tra giochi di società, chiese da affrescare, esperienze sessuali da fare.
Salvatores lo dedica a tutti quelli che scappano, dimenticandosi di precisare da dove costoro scappano. Il messaggio del film non è forse che questi piuttosto che scappare corrono convinti tra le braccia di un destino radioso?

Pini, Fecchia, Freghieri, Barbagli e Santodio.
E il piccolo Bruno Caorso, balilla di Rimini


Dopo l'Oscar a Tornatore nel 1989 con Nuovo Cinema Paradiso, due anni dopo l'Italia lo riottiene con Mediterraneo di Salvatores. Statuetta inattesa come la prima, ma alla fine nei voti cabalistici dell'Academy il miglior film straniero è tutti gli anni un'incognita.
Va da sè comunque che tra la pellicola di Tornatore e quella di Salvatores si sprecano le affinità, per cui è evidente che il cinema americano allora si auspicava dall'Italia pellicole tutto sommato comiche (nulla a che vedere con il cinema impegnato di Monicelli o di De Sica o di Fellini), ma capaci di un risvolto poetico. Condividono inoltre i due il periodo storico, l'ambientazione (la Sicilia in fin dei conti spartisce non poco con l'arcipelago dell'Egeo), il percorso di iniziazione, di scoperta di sè e dell'altro, una certa vena di ironia e una colonna sonora di grande effetto.

venerdì 24 dicembre 2010

Corrado non ha la faccia da Corrado

Dell'eclettismo satirico dell'artista romano Corrado Guzzanti si è probabilmente già detto qualcosina su queste pagine: tipo qui nel suo concetto di globalolizzazione in Millenovecentonavantadieci (sì, è questo il nome dello spettacolo teatrale), oppure qua in cui si comunicava la notizia di un suo programma tv su Sky tutto suo (si farà, tipo ad Aprile) oppure qua che si elencava le battute che non aiuteranno questo programma Vieniviaconme.
Ma sono soltanto pillole, mere pisciate di traverso di un comico che negli ultimi anni a fronte a dispetto di chi chiedeva molte più apparizioni in tv si è ritagliato significativi ruoli in altre sfere dell'intrattenimento. Al cinematografo nel duemilaesei con Fascisti su Marte, un ruolo da messia squinternato in Settembre con La Passione e nei due ultimi anni passati nei teatri d'Italia per lo show Recital.
Ora che il suddetto arriva in DVD (scegliete l'edizione Feltrinelli con libretto allegato, non certo il cartoncino pieghevole dell'allegato all'Espresso+Repubblica a 11,90 euro più il prezzo delle baggianate fricco-comuniste) lo si può vedere e rivedere, impostare il fermo immagine sulle tette della Caterina Guzzanti sorella mentre imita sui idiosità Miss Italia (come fa o farebbe un qualcheduno), tentare di ricalcare la erre moscia di Tremonti o la variante bertinottiana.
Che dire comunque sullo spettacolo in sè: non male, un buon mix tra le comparsate de L'Ottavo Nano (ci stava il recupero di Vulvia, lo sapevatelo? sapevatelo su Rieducational Channel) e lo staticismo del tavolo, un prete e un aizzatore conduttore de Il caso Scafroglia.
Tutto funziona e tutto si incastra, quindi anche un Bertinotti che parla delle sue frequentazioni con il dottor La Porta (frattanto finito in una clinica psichiatrica a bucare palloni immaginari) ci può stare, così come un Quelo che dialoga con Funari che ora ci guarda da lassù.
Ci è da obiettare forse un eccessivo anticlericalismo, che si spande copioso dal salotto del caso Scafroglia per involvere altri personaggi, come Padre Pizzarro che discetta di dimensioni e infiniti universi paralleli in un recupero di uno sketch di qualche anno fa. Pazienza...


"Lei dice di sparire dalla scena politica, io dico di sparire dal mondo del visibile! Capovolgendo il pensiero buonista del Pd che dice di essere uniti anche nella diversità, noi diciamo invece: dividiamoci anche se la pensiamo tutto sommato nello stesso modo. [...] Microrganismi politici neanche rilevabili dall'elettorato: la sinistra deve tornare ad essere un mistero, sei tu che devi ricercarla ma ti sfugge continuamente. Noi siam come le lucciole, viviamo nelle tenebre" [imitazione di Fausto Bertinotti]

"Ne parliamo con padre Porcu. Paddre Pporcu" Questo padre sardo, ostinato, duro... Non sono sardo prima di tutto... Padre Porcu! Mi piacete, mi piacete... Non sono sardo! Non sono sardo! Ostinato, proprio, niente! Non sono neanche Porcu! Niente, proprio, decide lui! E' tutto come dice lui!" [Dialogo tra Corrado e Padre Porc...ehm, Padre Federico]

"Non neghiamo che ci sia qualche residuo focolaio di ribellione, come per esempio quello dei facinorosi della scuola materna di Sondrio. Alcuni quattrenni esagitati che hanno incrociato le braccia rifiutandosi di fare il pisolino dopo pranzo barricanbdosi dietro altissimi muri di Lego. [...] Ma non ci lasceremo intimidire da questi guerriglieri... Il paese è con noi! Abbiamo il 128 per cento di consensi! E continua a salire!" [imitazione di Mariastella Gelmini]

sabato 18 dicembre 2010

Mafia e videogiochi: perchè difenderli ancora?

Non lo so. Cioè di questa mania che abbiamo noi videogiocatori di difendere l'opera videoludica da attacchi di razzismo omofobia quant'altro. E Kinect ce l'ha su con i negri. Che ci fanno quei mulatti in Resident Evil 5? Ma davvero provate gusto ad uccidere i nazisti? E quelle bambine seviziate, sepolte vive e sbranate dai chiuaua?
C'è chi non gioca che se la piglia con chi gioca e chi gioca che se la piglia con chi non gioca perchè se la piglia con chi gioca. Della serie io gioco a quel cazzo che mi pare e tu fascio* tornatene in Abissinia.
Scontri di classe inverochè: come se io domattina andassi da un entusiasta lettore della Meyer (e ne conosco a bizzeffe), gli strappassi via il suo libricino di Twilight e gli dicessi "aho*, ma con tutti i libri stampati in questo megamicromondo che si chiama Italia, tu proprio quella merda dimportazione devi leggere" e te ne vai lacsiando alle spalle l'ultimo libro tipo d'Alfonso Signorini di cui non ricordi il titolo o quello di Vespa di cui in libreria c'è sempre sicuramente qualcosa da far razzia e porgerlo in dono ai lettori di sterco di mucca.
Si scherza a queste latitudini, specie perchè l'ora è tarda e le pecore tornano all'ovile e perchè (ma questo accade anche di giorno) vai a perderti in cazzate.
Dicevamo che a provocazione i videogiocatori rispondono: cioè, ma tu, nella tua praeclara* esperienza ggiovanile, adolescenziale e fintantochedura matrimoniale, ti sei indignato nel medesimo modo per Salvate il soldato Ryan, per uno Shining a caso, per un Mississippi Burning? Dimmi, dimmi,raccontami*.
Ma non sarà mica che noi videogiocatori altro modo non ne abbiamo di difendere il passatempo e l'espressione sottesa al testo videoludico solo in termini relativi e comparativi, mai assoluti. E qui si prende dentro pure il deplorevole accostamento videogioco=arte, assolutamente impossibile ora come perchè si basa sull'addizione (esperienza visiva, sonora, tattile, narrativa, recitativa) e non sull'unicum necessario che è il fattore ludico in quanto tale.
Pertanto finchè un esimio Onorevole s'impunta su Medal of Honor (per dire non sul Medal of Honor di turno, ma proprio sull'FPS di EA: come dire quello va bandito perchè ci sono i talebani cadaveri freschi freschi, mentre in Black Ops chissene se uccido vietcong morti, sepolti, mangiucchiati dai vermi e forse ora alle soglie del Purgatorio) o Sonia Alfano dei Familiari Vittime di Mafia (ne da notizia la versione online di EDGE) che chiede il ritiro dal commercio di Mafia II per poca rispettosità nei confronti di coloro che la mafia la hanno patita e subita con la morte del familiare.
Il videogiocatore che deve rispondere? Si in effetti va bandito, l'UE ne deve vietare la vendita, tanto 2K games ci ha investito milioni di dollari ma a loro poca importa di guadagnarsi lo stipendio e pagare gli sviluppatori. Oppure, tanto il gioco me lo son preso al day one limited edition, se lo bannate ora frega un cazzo*. Basta che non eliminiate i DLC dal PSN Store che ancora non li ho acquistati, sa com'è signora Alfano, aspetto il Deal of the Week. Oppure dovrebbe fare il maturo e dire questa frasetta: il videogioco è un mezzo d'espressione consapevole, profondo, narrativamente all'avanguardia (cough cough*) le cui peculiarità vanno oltre il mero intrattenimento per veicolare giudizi, pareri, interpretazioni e prospettive morali, filtrate direttamente dai panni del protagonista con il quale il giocatore deve instaurare un rapporto empatico e simbiotico.
Difficile, eh? Allora fai così: mi scusi signora Alfano, provi ora a ritirare VHS, DVD e Blu Ray di C'era una volta in America, poi ne riparliamo!
Quale delle due formule è la più semplice?

In Mafia II compaiono alcuni paginoni centrali dei Playboy di anni '60. Proposta interessante, peccato solo che il gioco si svolga nel proibizionismo anni '30. Com'era quel precetto? Quando vai nel passato non devi toccare nulla, è così?

* da pronunciarsi la parola affiancata come se si stesse masticando una cicca o una gomma americano o un fries chicken fa lo stesso, l'importante che appia veramente ggiovane e controreazionario

mercoledì 8 dicembre 2010

Un mondo visto da un autogrill

Una delle poche costanti della sua vita. E ora lo stava fissando, ne era imbambolato. Il piatto che gira, il fascio luminoso che rischiara l'interno, le micro onde a ripetere il quotidiano miracolo: il panino, pomodoro e salsa rosa, da molle e posticcio acquistava tutt'altra fraganza, tutt'altra sonorità.
Non è che sapesse fare bene i conti, nè aveva prestato mai particolari attenzioni a questo affare spinoso delle addizioni, ma la busta pagata - notoriamente misera - non fletteva mai: 3 anni e 4 mesi in quel buco della Milano-Venezia. Direzione Venezia.

Pensateci tre anni e quattro mesi di pomodoro e salsa rosa ogni giorno, ogni giorno sabato domenica e festivi. Giorno libero il martedì. Ogni giorno il microonde a riscaldare quel pasto già masticato da una mattina di caffè, cappucci e tramezzini, già degluittito da chiassose lamentele e strillanti onomatopee.

Dietro il bancone e davanti una vetrata, l'oblò che non guarda il mare ma lo stormo di migranti, imprenditori, viaggiatori, con le loro vecchie Passat cariche di valigie, di giochi d'infanzia, di gabbiette per animali. La sporcizia, la polvere e lo smog si lavano via dalla grande finestra due volte a settimana, ma la scena è sempre la stessa da tre secoli almeno: guidatori a stropicciarsi gambe e braccia, matrone sfavillanti nei loro broccati esotici a inseguire il figlio con il Buondì di metà mattina, scolaresche che volentieri si soffermano sulla pasta multicolore a forma di gamete maschile.

Oramai sapeva associare ad ognuno di questi tipi la colazione e il pranzo opportuno, richiesto usualmente scontrino alla mano e un'insana voglia di averlo presto, prima di subito. Era una cosa di cui ne andava particolarmente fiero mentre la raccontava ai colleghi grattandosi la pancia di panino pomodoro e salsa rosa quasi digerito.
E' come se ogni uomo, scandiva con aria da filosofo, fosse separato alla nascita dal proprio menù panino+bibita 5 euro oppure caffè+brioche 3,50 euro, con l'uomo che se ne vive bellamente e il menù che si compone via via secondo il ciclo naturale. Ecco, due specie di binari che corrono a lungo infelicemente per conto loro, sormontati da due convogli che si scambiano saluti a vicenda e si danno appuntamento alla prossima volta che sostavano all'autogrill.
Chissà perchè questa metafora dell'uomo che insegue il proprio panino+bibita 5 euro per gran parte della propria esistenza lo metteva di buon umore, gli forniva la necessaria carica per affrontare le del primo pomeriggio dove il Sole trasforma la stazione di sosta nella piazza centrale di Armadillo, fisiologico bivacco per i TIR, bestioni da deserto e carcasse calcificate. Il mondo passa per quell'autogrill, plastica e vernice rossa galleggiante sul mare d'asfalto tra il mare e il crinale, si sofferma a bere una Coca Cola o cede all'insolito panino dal nome risorgimentale, poi scioglie le briglie e riparte verso l'ennesima città fantasma, come se avesse affare urgenti da sbrigare qualche chilometro più in là e invece ancora ad assaggiare l'identico panino e mandar giù l'ennesimo caffè in cialda.
Un tour su ruote che alla fine ha analogo perimetro del piatto rotante del fornelletto dietro il bancone dell'autogrill sulla Milano-Venezia.



Racconto breve liberamente ispirato da Autogrill di Francesco Guccini: della serie idee originali mai, eh?
Della canzone manca la tematica amorosa, che magari sarà introdotta in una successivo capitolo. Se sopraggiungerà la voglia, beninteso...

La ragazza dietro al banco mescolava birra chiara e Seven-up, e il sorriso da fossette e denti era da pubblicità, come i visi alle pareti di quel piccolo autogrill, mentre i sogni miei segreti li rombavano via i TIR... Bella, d' una sua bellezza acerba, bionda senza averne l' aria, quasi triste, come i fiori e l' erba di scarpata ferroviaria, il silenzio era scalfito solo dalle mie chimere che tracciavo con un dito dentro ai cerchi del bicchiere...

Un po' freddina questa guerra

Call of Duty Black Ops, il primo videogioco della storia ad avere significativi cali di frame rate nei Credits finali, è per l'Autore una cocente delusione. Con le patriottiche immagini a conclusioni della vicenda ancora calde, ecco buttar giù le prime impressioni.
Dopo aver provicchiato i due Modern Warfare e dopo la marmellata di musi gialli di World at War, ecco che Black Ops te lo godi sul serio. E nella speranza di ritrovarti di fronte un grande titolo, degno del nome che porta e degno dei dediti ricami di Infinity Ward, il team nato e rifocillato a propria immagine da Activision (cioè cresta bassa e non esaltarti troppo per i lauti guadagni) Treyarch quest'anno saluta anch'esso la Seconda Guerra Mondiale e da vita a un setting atipico per la serie.
La Guerra Fredda e più nello specifico gli anni '60 del palcoscenico internazionale: dalla crisi dei missili cubani alla guerra in Vietnam. Videoludicamente parlando è proprio il conflitto asiatico a risultare il più appetitoso e difatto su Playstation 2 e Xbox (già, pure PC) ne sono usciti davvero un sacco di titoli ambientati tra le giungle del sud-est asiatico: ai vari Conflict Vietnam, Shellshock Nam, ecc... mancava l'adeguato pathos e il dramma bellico, ma ad alcuni mancavano pure adeguate meccaniche capaci mimetizzarsi tra la fitta vegetazione e quindi capaci di andare oltre lo sparo compulsivo.

Il retrocopertina riporta un giudizio di Everyeye.it: "il miglior call of duty di sempre".
Occorre dirlo: fail!

Black Ops in tal senso non fa del Vietnam il proprio Vietnam, ma sviluppa il gioco secondo una varietà eccellente, ben maggiore dei precedenti episodi della serie. C'è il Laos ma c'è anche una Kowloon stilettata dalla pioggia, c'è per giunta un Circolo Polare Artico invaso dai nazisti nell'inverno del'44. C'è una prima missione tra i ruderi coloniali di Cuba a massacrare comunisti danzerini castristi loro malgrado, c'è una seconda missione tra i ghiacci della Siberia nel tentativo di evasione da un Gulag (qui si parte da una chiave inglese come arma, poi ecco una pistola e così via sino ai giocattoli più goduriosi: un buon modo di trasmettere il potere al giocatore in seguito ai suoi successi). E qui meglio fermarsi con il conto delle missioni che altrimenti si spoilera troppo.
Nell'FPS Activision (di cui avevamo a suo tempo festeggiato il lancio italico) si spara e molto, si equipaggia sempre la mitraglietta con mirino Reflex, a volte si imbracciano megacannonigiganti (ma solo quando ce lo dice il gioco e solo quando ci sono quei dannati elicotteri checel'hannoconme da abbattere), se vuoi lancia una granata per bloccare il passo ad alcuni nemici.
Tutto normale quindi? E invece duole constatare come il meticoloso posizionamento strategico dei primi episodi è andato a farsi fottere dietro ad assalti condotti con poco cervello e molto muscoli dell'indice destro. Certo ci sono le solite missioncine sui binari coi mezzi, qui espansi a chiatte fluviali (interessante l'accompagnamento di Symphaty for the Devil dei Rolling Stone) e elicotteri pilotali e armabili. I velivoli dotati di elica (famoso lo scetticismo di Infinity Ward per qualsiasi cosa si librasse in vola, famosa la demo dell'E3 2010 di Black Ops con per l'appunto elicotteri a destra e a manca e bum bum bang bom) si rivelano comunque goffi e rozzi, comandati con un sistema di controllo tanto pressapochistico quanto quello delle astronavine di Halo Reach.


A questo punto resta da sputtanare la trama di gioco che definire scontata è farle un complimento: cioè ci sono sti numeri associati a non si sa cosa, un marines statunitense che ha un grosso mal di testa, un ribelle dai bizzarri costumi, uno spietato scienziato di Herr Fuhrer e un'arma in grado di annichilire gli USA interi. E anche un Fidel Castro che non vuole morire. Detta così sembra una barzelletta, ma non lo è: le barzellette sono chiare e lineari, le migliori le capisci subito e ne ridi per i giorni a venire, qui semmai non si capisce chi faccia chi, chi perchè faccia chi, chi si faccia chi e solo alla fine grazie al Cielo si sbroglia un pò la matassa. Difatti l'ultima missione è quella più valida come gameplay, perchè non vede le continue infiltrazioni di una trama di gioco che ancora parla della conquista del mondo e del solito milite americano debole e magrolino che salva la propria patria, da un calcio in culo al colbacco e si goda la pensione sull'Isola di Caprera.
Pura routine per chi c'era in Normandia, a Pearl Harbour, a Iwo Jima, in Medio Oriente e all'aereoporto moscovita...

sabato 4 dicembre 2010

Michael Bay has a secret

Michael Bay è regista affermato, regista che piace ai giovani, ai bambini, alle donne, agli stranieri e pure agli americani. Diresse Pearl Harbour che ti piacque notevolmente, se non altro perchè incontrava il tuo feticismo storico dell'early XXI secolo.
Lo ritrovasti qualche anno più tardi alla regia di quella merda cosmicoplanetaria che è Trasformers uno: cioè da apparecchi metà nippo metà merrighani anni '80 ondivaghi tra l'essenza dei mecha e quella delle micro machines a robottoni fighi sbang bum bang supergulp che salvano la Terra e forse pure il loro innominabile pianeta d'origine. Che poi a Bay va imputato l'indubbio merito di aver scaraventato agli onori del jet set pangalattico due pali della luce nel ruolo di primattori: al secolo Shiaia Lebopuef (si, non so scriverlo...) e Megan Fox.
Il seguito forse lo hai visto forse no, forse solo un pezzo, forse ti sembra di averlo visto incrociando per sbaglio il videogioco, ma di tutto ti ricordi solo la ghiacida australiana Isabel Lucas, poi ricomparsa in un cameo dell'episodio tra i canguri di The Pacific: parliamo di quella bionda occhi azzurri che nel film fa Alice e tenta di sedurre Shiaiaiaai, si proprio quella che estrae un arpione o robe così (mica ho conoscenze di tecnologia aliena) dal retro del proprio bel corpicino.


Si lo faccio per avere più visite...

Ora l'anno venturo dovrebbe esserci il terzo e si spera ultimo film dei Transformer. La macchina del marketing si mette all'opera, ma il buon Bay passa ad altro e gira lo spot delle vacanze natalizie 2010 di Victoria's Secret. Ora per gli esseri umani che capitassero tra queste aride pagine e, specie del virile sesso, che non conoscessero tale linea di moda va detto che tratta di abbigliamento intimo con quegli statunitebsi la cui bilancia non supera i 70 chili. Più o meno il 10 % da Los Angeles a New York...
Con linea di intimo Victori's Secret vanno fatte debite precisazioni:
- per gli uomini: è quanto si trova a metà tra la sciatta pornografia amatoriale di mura domestiche e rapporti interrazziali e le proprie quotidiane aspirazioni, mentali o pretese tali, in fatto di incontri sessuali. Cioè vedere, immaginare che si trova oltre il corpetto di pizzo o il perizoma quasi trasparente, ma non vederselo all'opera.
- per le donne: gran parte di voi non ha il fisico di una Adriana Lima, che per giunta neomamma calca con zelo le passerelle. Loro sono top model, voi over 70 (Kg) no. Indi vi perdete i maschili film mentali e pure la possibilità di esserne protagoniste.
E dunque l'ammiccamento sessuale di una lei, il desiderio erotico di un lui, cozza con la barbosità della vita d'ogni dì.
E quindi dai guardiamoci quale montaggio e quale effetto speciale alla carrozzeria dei Transf...ehr delle modelle ha apportato il nostro caro Bay.