mercoledì 13 giugno 2012

La ragazza delle vertigini

E' giunto il momento. Dopo aver trascorso gli anni più recenti a leggere ringraziamenti di professori che ringraziavano (sempre gli stessi) professori, marchettari di un circolo elitario esteso a una nicchia che non se la fila proprio nessuno...dicevo, dopo aver letto ringraziamenti a sproposito anche il tuo umile nome compare come fonte d'ispirazione (questa è grave, eh!) all'appendice de La Piccola Equilibrista, di Stefano Vignati, 0111 Edizioni, 2011 (La ragazza delle vertigini è solo il titolo che ho dato al romanzo prima che riuscissi ad impararne la titolazione).
C'è di più: il mio ego è pure inserito a forza in un personaggio secondario del romanzo, un vecchiaccio smagrito e pure stronzo che non mi rappresenta per niente. O forse sì?

Ma non c'è autopromozione che tenga, dato che il merito di questo racconto va tutto al suo autore, ggiovane giurista (questa è una promozione, eh!), che c'ha pure un blog ben più serio delle quattro strimpellate a queste latitudini, divoratore da tempo immemore di letteratura dell'orrore, del mistero, dell'occulto e tutte quelle cose che io non mi azzarderò mai a leggere. Dopo un paio di antologie di racconti si è buttato nel confezionamento di un 200 pagine a tema noir (recita la copertina), ma in realtà è un pastiche di giallo, di thriller, di horror, di soprannaturale etuttequellecosecheiononmiazzarderòmaialeggere.
E invece l'ho fatto ben volentieri e non posso che consigliarlo a qualsiasi distratto lettore capitato quaggiù: se vi piace il genere, La Piccola Equilibrista offre un raro equilibrio (ehr...) di grazia e cupezza, roselline e fango e molta molta morte manco fosse un Resident Evil.
La trama la scoppiazzo dalla quarta di copertina e ci aggiungo qualche nota a muzzo. 
Alessia è un’orfana capace di camminare in equilibrio sui fili del telefono e di infilarsi nei sogni altrui. E a Nathaniel, titolare di un Circo, questa dote non può che ingolosire (cioè la prima, quella di acrobata/equilibrista/sprezzante delle vertigini). Quando parte per rapirla si aspetta un’adolescente impaurita.
Niente di più sbagliato. Si trova una...
In un paesello di montagna che diventa un cupo labirinto di fughe e paure, di fronte a una bambina che si rivela essere tutt’altro di quanto pensassero, Nathaniel e il suo gruppo si trovano invischiati in una caccia senza tregua.
E parliamone di questo fantomatico gruppo: oltre al boss circense che mi ricorda troppissimo il Fagin di Oliver Twist salvo essere uno smanettone di prima categoria tra file .exe, gps e .avi, troviamo il suo braccio destro Toretto che immagino palestratissimo quanto Vin Diesel (appunto) e scemo quanto barbone ubriaco alle quattro di mattina, e due killer professionistici. Una (Cordelia) bellissima e abbastanza zoccola (dai, va ammesso) con diciamo più di un asso nella manica, un altro (Vincent) imperscrutabile e dannatamente spietato sembra il killer di Posizioni di Tiro di Tardi.
Voi non ve ne siete accorti ma è partita la recensione del romanzo. Che continua segnalandone i punti di forza: ovvero la scrittura semplicemente perfetta, non c'è una parola fuori posto e le immagini spesso drammatiche sono rese in maniera vivace ben oltre l'usuale "come un pugno nello stomaco"; la linee di dialogo scorrono via, ma è la componente descrittiva che la fa da padrone prendendosi spazi molto ampi. L'intento è talvolta didascalico, il fluire logico delle scelte--->conseguenze, cause--->accadimenti scivola via sulla carta esattamente come (immagino) nella mente dell'autore che vive l'avventura dei quattro personaggi compartecipando ai loro sentimenti e al loro dramma che si rende evidente di capitolo in capitolo.
Forse, però, questo grande rigore descrittivo e perizia narrativa smussano quella componente onirica incarnata da Alessia che non sembra mai conquistarsi il proprio spazio e nel finale è risolta in un'ambivalenza scontata e di scarso effetto. E' bene rendere conto in tempo reale di quello che frulla nella mente assolutamente normale© dei quattro protagonisti, ma perchè spezzare le ali a momenti più favoleggiati e soprannaturali specie perchè la verità finale non è completamente razionale?
Sui protagonisti mi permetto un'ultima critica. Cordelia, la giovane ragazza, vanta notevoli incisi (chiamiomole pure parentesi narrative) circa la sua vita passata, il suo background come direbbero gli indiani d'america, in parte funzionale a delineare la sua prospettiva sugli eventi, in parte funzionale a tondeggiare la sua figura fragile eppure coraggiosa; ma gli altri tre? Perchè non indagare il passato anche di Vincent (da dove viene questa sua spietatezza? E la sua reputazione di killer professionistico? Perchè adora visceralmente la sua pistoletta? Non si commuove ad ammazzare la gente?) e di Toretto (a quando la prima sigaretta? la prima canna? la prima sbronza? no vabbè, forse questi particolari non interessano)?
Urge uno spin off si direbbe...
Aldilà di un inizio poco graffiante e di certi capitoli meno brillanti di altri, La Piccola Equilibrista è un ottimo romanzo horror/thriller, originale in certe scelte stilistiche, con un colpo di scena (e mezzo) convincente. Consigliato!

Viene 15 euro alla cassa, ma io posso farvi uno sconticino e forse forse regalarvi un paio di audiolibri!
Qui sotto la copertina: se cliccate su di essa succede qualcosa di magico!


P.S. Mi riprendo un attimo lo spazio che mi compete per un appunto finale. Ho scoperto leggendo questo libro di quanto ormai sia insofferente alla lettura di qualcosa di più lungo di dieci pagine. Forse è colpa della mole di letteratura universitaria, forse non è propriamente il mio geenere, ma impiegare due mesi per leggere le duecento pagine de La Piccola Equilibrista è forse eccessivo specie perchè molte volte ho preferito spendere il mio tempo libero giocando un po', guardando un film o una puntata di un serial, una partita sportiva...
E' normale che ci siano un sacco di cose che attirano la mia attenzione, ma l'idea di leggere interamente un libro proprio mi annoia?

domenica 3 giugno 2012

Viva la f...amiglia!


Si è ultimato da poche ore la messa-evento al parco di Bresso che ha concluso il VII Incontro delle Famiglie con un milioncino (forse due) di persone alla presenza del Papa Benedetto XVI. Posso dire per una volta: io c'ero. Tacerò sulla sveglia presto prestissimo e sul crodino stappato a mò di colazione, ma prima di ripercorrere i goliardici momenti salienti (che alla fine era sopratutto una festa) voglio solo ricordare due momenti della liturgia particolarmente apprezzati: i dovuti ma sentiti pensieri e preghiere rivolte ai colpiti dal terremoto (veniale il messaggio finale circa la donazione delle offerte caritatevoli ricevuti in questi giorni, ma altrimenti le malelingue non si sarebbero chetate) e la vicinanza a quanti "pur condividendo gli insegnamenti della Chiesa sulla famiglia, sono segnati da esperienze dolorose di fallimento e di separazione [...] Sappiate che il Papa e la Chiesa vi sostengono nella vostra fatica [...] Vi incoraggio a rimanere uniti alle vostre comunità, mentre auspico che le diocesi realizzino adeguate iniziative di accoglienza e vicinanza".
E ora via con la top 5 più bonus finale!

5) Il settore 32 ospitava una variopinta famiglia (più d'una?) d'origine sudamericana. Gente che il ballo ce l'hanno nel sangue: e difatto senza un goccio di alcool nel corpo e incuranti dell'ora presto (8.30...minuto più minuto meno) intonavano spagnoleggianti canti e melodie. Versetto d'oro va al "Evviva evviva la f [pausa catartica] amilia", coreografia d'oro va alla montagna che sale e sale sfiorando le dita delle due mani.
4) L'arrivo di Benedetto XVI rapisce con il suo duplice giretto sulla Papamobile avanti-indree lo sguardo dei convenuti, ma qualche avveduto non può notare sul maxischermo il gesto furtivo di un cardinale che estrae dal taschino (?) della tunica un iPhone e scatta una foto ai colleghi lì dirimpetto con lo sfondo del milioncino di cui sopra. Sembra difficile recuperare lo scatto ripreso in mondovisione, ma questa webduepuntozerosità ci piace assai...
3) Cerchiamo di capirlo il cardinale Ennio Antonelli. Rispetto al buon Angelo Scola o allo stesso Ratzinger, il Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia non ha molte occasioni per interagire con il pubblico. Il breve mi raccomando ringraziamento al termine della liturgia diventa un lungo elenco di buoni propositi e saluti in tutte le direzioni: ogni passaggio è stato sottolineato con applausi/ovazioni da parte dell'assemblea/moltitudine. E il signorino sembrava pure gustarsi questo tira e molla, questo giochino che protraeva il suo momento di gloria sospirato per tutto il passato quinquennio.
2) Al termine della prima lettura (un passo del Deuteronomio incentrato sulla figura di Mosé) letta in inglese, per recitare il salmo è salito un giovincello grassoccio dalla voce angelica. Dall'alto della sua ottennità s'è messo a discettare al modo degli antichi di giustizia, creazione, amore sorpassando l'emozione iniziale e lasciando risuonare mellifluamente la bellina voce bianca.
1) Prima posizione per altri deliziosi signorini seduti dalle parti del sottoscritto. Seduti è proprio la parola corretta. Ora chiunque sa che una messa la si recita parte in piedi parte seduti, che ci sono momenti precisi in cui raggiungere la stazione eretta e altri in cui crogiolare il proprio fondoschiena sulla panca: un piccolo capannello di gente ha deciso di sostare proprio davanti a uno dei maxischermi predisposti, sollevando le critiche prima, rimostranze poi di due isolatissimi "fedeli" che di contro volevano godersi la celebrazione svaccati come fossero al cinema. Si è partiti con insulti randomici alla terza età, che non dovrebbe venire a simili raduni visto che c'ha l'anzianità, per poi proseguire con attacchi mirati stile kamikaze e infine approdare alla summa totale "vi odiano tutti". Cosa non veritiera, semmai il contrario visto che quasi nessuno tollerava simili insulti a voleva mantenersi eretto. Sarebbe stata una risposta grandiosa se quest'ultimi si fossero girati e avrebbero pronunciato la fatidica frase "sto cazzo che ci sediamo" con tanto di gestaccio in memoria della mitica Degeneration X!

Miiiiiimmmmoooooo

 Tempo clemente

Appena uscito dai gabinetti chimici...

Chi è costui?

Bonus track. Non appartiene ahinoi agli avvenimenti di stamane, ma il sindaco Pisapia che saluta Venerdì il Papa ricordando la comune visione in gioventù del Commissario Rex è assolutamente da vedere!

venerdì 25 maggio 2012

Sakurai, Miyamoto e Iwata disegnano (male) Kirby

Questa è una chicca non da poco, specie per chi è tanto fan di Kirby, l'eroincino videoludico rosa tanto confettoso, quanto brutto stronzo mi ingoia tutti i sottoposti [cit. Kind Dedede].
Ora quest'anno cadono i venti anni del franchise, nato su Game Boy che quasi quasi dissotterro la cartuccia e ci faccio una partita, ma il colorito da Barbie lo ha assunto solo con l'approdo su NES per ovvie migliorie cromatiche rispetto al monolite indistruttibile monocromatico portatile.
Per festeggiare nel 2012 ci dovrebbe essere una simpatica collection che chissà se arriverà, chissà se...

Preludio a parte, il contributo odierno è un'immagine scansionata dalla guida strategica di Kirby's Adventure (appunto il capitolo "colorato") anno di grazia 1993, la cui carta non poteva che essere del colore del sedere dei tre porcellini. A tre omini di punta Nintendo è stato chiesto di disegnare il personaggino asessuato come meglio potevano: (da sinistra a destra) e Sakurai (paparino di Kirby appunto, poi in futuro uomo-Super Smash Bros) gli appiccica unespressione stupita/sognante/drogata e una scintillante bacchetta magica; Miyamoto (uomo Mario, Zelda, Pikmin, Starfox, adesso non fa più un cazzo ma indossa gilet terribili: bel modo di organizzare il prepensionamento) lo fa zampare e gli fa stringere nelle mani chenonha due bei ventagli di cui uno con il logo HAL (lo studio di Sakurai); Iwata (uomo HAL e ora Presidentissimo di Nintendo) lo disegna in maniera terribile cogliendo solo la forma da palla. Non è un caso che quest'ultimo siano stati assegnati ruoli dirigenziali e gli altri due siano rimasti ai posti di creativ, nonostante i sorrisi da ebeti.


A.A.A. ulteriori sinonimi/espressioni analoghe a "rosa" cercansi

domenica 20 maggio 2012

L'angolo di Don Emilio

Ovvero post velocissimo che è ora di scolare la pasta. Elenco (dicono falso...ma vabbè, l'astrazione è dalla nostra e la verosimiglianza pure) di alcuni avvisi affissi sulla bacheca parrocchiale o sul giornalino della stessa, spero vivamente non letti al termine della Messa domenicale.
Da leggersi uno dopo l'altro, come le ciliege (una tira l'altra...tira più un...), e accogliere il termine di ciascun "avviso" con un olé o una sonora pernacchia a seconda del vostro credo.
Mi permetto solo di scrivere le tre che mi hanno piegato in due come si suol dire...

"Il gruppo di recupero della fiducia in sé stessi si riunisce Giovedì sera alle 7. Per cortesia usate la porta sul retro." #comedrogati

"Care signore, non dimenticate la vendita di beneficienza! E' un buon modo per liberarvi di quelle cose inutili che vi ingombrano la casa.
Portate i vostri mariti." #perchèingombrano? #perchèinutili?

"Il costo per la partecipazione al convegno preghiera e digiuno è comprensivo dei pasti" #venitegiàmangiati

domenica 1 aprile 2012

Inn-ova

Si tratta di un Sabato sera, nel borgo natio dal quale mi sono prontamente staccato (disgustato?) in concomitanza con la liberazione dal fardelloso cordone ombelicale. Erano più o meno vent'anni fa: l'URSS c'era ancora, i Pokèmon nono e cose così.
A Tradate perchè? Beh, per il [momento serietà] convegno su startup e dintorni dal titolo Innova, organizzato dai Giovani Democratici [/momento serietà] comunistiradicalchic [momento serietà] della Provincia di Varese. Un sunto degli argomenti lo trovate a questo indirizzo [/momento serietà] ma se insomma ve lo siete persi forse a manifestazione conclusa ve ne fregherà poco, pochino, nulla.
Punti a favore sono state le notevoli fette di pizza che un figuro bassetto che tiene i soldi mi ha genuinamente passato. A un certo punto ha pure sbottato di essere trattato come schiavo, ma insomma l'ho già detto che era un covo piratesco di comunistiradicalchic?


Ah buone le pizze, simpatico il vecchio dal capigliatura bianca e fluente che in verità pareva capirci poco di social calendar, fundraising, followers appipparappopopo e non dimentichiamo chi si è occupato di issare camera e treppiede per garantire un live streaming della serata. Sarà riuscita questa opera fantasmagorica di chi il Sabato sera se ne stavano a casina (!), davanti allo schermo del computer (!!) e seguire qualche borioso maccaro (!!!).
Seguono alcuni miei commenti in uno scambio ante-web 2.0 con il noto pizzaiolo particolarmente ben disposto nei miei confronti. D'altronde tengo momentaneamente una cosa a lui cara con la copertina viola...

Ah, le foto a corredo dell'articolo sono state cortesemente fornite da Twiiter. Ecco perchè la loro definizione fa così cagare!!

Commento a caldo appena arrivato nell'udire un relatore usare termini troppo novveccenteschi e pisapieschi: Perchè parla di paradigmi, sovrastruttura e rivoluzione? E perchè qui tutti hanno il Mac?
L'interlocutore con le mani in pasta (della pizza) non ribatte, anzi rilancia: Ah ah ah ! Perchè sarà un giovane imprenditore Leninista che vedeva in steve job il suo nuovo profeta!
Magari ha ideato lui la campagna pubblicitaria di Faruk
Il secondo relatore presenta il neologismo della serata, Smappo, ovvero un social calendaring: Di al signor Cipollini che l'italiano ha altre parole oltre a figo, quindi non è tenuto a rimpiazzarle con termini inglesi! 
Qui invece lo giustifica: Ih ih!! Doveva farsi pubblicità  visto che ci ha offerto gratis il servizio x l'evento :-)
Mio commento sul successivo intervento, commento non pervenuto: Fubles=Football Manager   


giovedì 29 dicembre 2011

Il mio migliore del 2011

I 100, 10, 5+1, 1, 0, 100000 pullulano di questi tempi sulle nostre adorate fonti d'informazione. Classificando i momenti salienti dell'anno appena trascorso, premiando quei personaggi che si sono distinti negli ultimi dodici mesi.
Proviamo a fare a questo giro una cosa più personale, dando significato ai 365 giorni giustappunto trascorsi. E dando fondo anzitutto all'invettiva nel creare qualche categoria ad hoc. Beh, dai giochiamo...

Il più trascurato...

Ma tu, mio adorato blog, con soli trentaquattro post più questo trentacinque contro il gargantuesco numero di centocinque dell'anno passato. Un negativo paragonabile a molte variabili economiche coeve italiote...
Proposito del 2012 scrivere più spesso a queste latitudini, ma senz'altro è impresa difficile visti quei periodi in cui arrivi saturo mentalmente (l'avverbio intellettualmente immagino sia eccessivo...).

Miglior imitazione di Marchionne

Non voglio che mi si dica grazie, ma nemmeno che mi si facciano gli scherzi. Italia al dodicesimo posto per produzione industriale, primo posto per scherzi della FIOM.
E così via così discorrendo per l'imprenditore più discusso dell'anno, imitato dal comico genovese Maurizio Crozza!

Miglior neologismo ispirato da Super Smash Bros Brawl

Il picchiaduro con tutti i personaggi Nintendo è appuntamento fisso di qualche sgallettato qualche Venerdì sera. Con esso gli improperi più fantasiosi, derivati da attacchi o morti premature impreviste e/o esplosive, ma senza scomodare i Santi miraccomando!!
Piuttosto il vincitore della categoria per l'anno 2011 è il "ficazzo" del sottoscritto: nonostante si presenti come contrazione, esso espande a dismisura la forza imprecativa dei due termini a seguito di una combo da due attacchi abbastanza devastante! Na batosta...

La miglior scritta da toilette

Chi mi conosce bene sa quanto adori i cartelli appiccicati nei servizi igienici per esortare gli impellenti ad indirizzare adeguatamente il getto. Ovviamente rimandi destinati alla sola utenza maschile, che le donne centrano sempre il buco ma impiegano tempi biblici che si trasformano in code di non trascurabile lunghezza (dubbio: ma non si lamentano nè spazientiscono?).
Sono due le frasi tra cui proprio non mi so decidere, per cui le riporto entrambi. Vista la ridotta capacità comprensiva dell'uomo unita alla necessità di concentrarsi sul getto più che sulla scritta, tali cartelli d'esortazione spesso sono dei piccoli poemi ingiustamente celati ai professoroni di lettere. Il primo, dalle parti di Mantova: "Questo buco misterioso serve per pisciarci dentro" con tanto di parole a caratteri diversi, colori diversi e pure evidenziate!. Il secondo, un cinema di Gallarate: "La nostra mira è un bagno pulito/la vostra mira può aiutarci molto". Notare lo stile più forbito e la forte figura retorica cheavràancheunnome machiseloricorda! A pensarci bene quest'ultima è più geniale. Promossa sul campo!

Miglior social network

Che risponde al nome di Gùgol Plus. Che macina numeri magri in confronto allo strapotente Facebook, ma sospinto dalle mirabolanti finanze di Gùgol forse ce la farà nel duemiladodici. C'ha Angry Birdz, c'ha lo scazzo del Caricamento istantaneo delle foto da smartphone, c'ha le cerchie. Che forse sono una puttanata, ma senz'altro possono tornare utili a certi illustri personaggi della Storia. Tipo un fiorentino del duecento-trecento...


Miglior cortometraggio patrocinato dalla provincia di Morbegno

Dalla sacra terra del Bitto giunge a grandi falcate il video youtube più genialoso dell'anno appena trascorso. L'ultimo dei Padani. Satira politica di sopraffina attualità, con i momenti più divertenti nella compilation di schiaffi iniziali e la salace lettura conclusiva.
Da vedere, pena l'evirazione!

Miglior articolo (anche se di stampa comunista...)

Anche se scritto nel 2010. Ma era nel Dicembre quindi così così e poi proprio in questi giorni giorni è quantomai d'attualità. Arriva Kim, il baby dittatore di Lorenzo Amirani in diretta da Pyongyang per L'Espresso è tutto da leggere, giusto per prendere contatto reale con la tristezza delle dittature, dei punti più biechi raggiungibili dall'animo umano. Di tutto il marcio voluto in Nord Corea!
Non mi prosto al passaggio di una simile divinità, nè piango per la sua morte. Spero solo che il figlio designato, dalla biografia scritta per l'occasione dal Ministero della Verità, sia meno scemo del padre e del nonno. Tutto qua!

Miglior saga videoludica con una palletta rosa

Ebbene sì, da maniacale dei platfrom game non potevi prima o poi venire a patti con la serie Kirby. L'aspirapolvere che si chiama come un noto fumettista americano è rosa, tondeggiante, vola, vola, vola, vola (vedi Super Smash Bros Brawl, cioè sopra), ha pretese da aspiratutto. Ma non si droga!
Nel corso dell'anno hai giocato più o meno contemporaneamente alcuni titoli recenti come il Canvas Course per Nintendo DS, l'Epic Yarn per Wii e il remake del capostipite per GBA. Ora si da la caccia alle cartuccione SNES dei vari Dreamland e se ci gira pure i da poco usciti Mouse Attack per DS e Return in Dreamland sempre per Wii. Peccato solo che la difficoltà media sia da ottenni, con alcune punte piacevoli ma sporadiche del tattile Canvas Course.
Può essere che abbia fatto confusione con i titoli X-D

Miglior disegno protagonista 

Sembra proprio che gli elefanti innamorati tu non sappia disegnarli. Che sopratutto le orecchie di elefante è un tipo di carne impanata non due antenne paraboliche. In compenso sei bravo a fare gli aereoplanini di carta, anche se poi faticano a volare.
Ma il disegno della nuova Italia eolica e rinnovabile uscita dal referendum anti-nucleare non lo batte nessuno!

Miglior videogioco sulle speculazioni edilizie

Uno spoiler abbastanza consistente da LA Noire, la massiccia produzione Rockstar è meno scintillante del Red Dead Redemption, con una percentuale maggiore di inutilità free roaming e soluzioni di gameplay assai critiche. Ha buoni spunti, ma poteva assurgere a valori produttivi ben più elevati visto il cash che ci stava dietro e il lustro di lavorazione (annunciato diversi anni fa addirittura come esclusiva PS3 per ripagare l'utenza Sony del multipiattaformismo di GTA IV!!!).
Il titolo della categoria racconta l'ambiente dentro il quale si muove il detective Cole Phelps nell'ultimo atto. Un tema assolutamente affascinante per un videogioco...

Miglior fumetto del secolo scorso

Lo sapete, che mica sei tanto attuale. Leggi, giochi, ascolti, (pensi), con un certo ritardo rispetto all'anno di riferimento. Tant'è che altre categorie di questa classifica pullulano di riferimenti antecedenti all'undicesimo anno del nuovo secolo/millennio.
Eleggendo il miglior fumetto però si indietreggia di parecchio: se l'anno venturo poteva essere il Watchmen di Moore, quest'anno è l'intera epopea de Le avventure di Tintin ad assurgere a questo onore. Non è la solita pallosa bande dessiné, ma un concentrato assolutamente turbinoso di ironia, paesaggi affascinanti e storie mozzafiato. Personaggi come il Capitano Haddock o il Professor Girasole sono totalmente fuori di testa già da soli, figurarsi nelle storie in coppia con il primo che si incaponisce e il secondo a guardarlo da pesce lesso. Sono in tutto ventiquattro storie di una certa complessità, raccolte di recente in otto apprezzabili volumi. Lettura molto consigliata!
Il recente film di Spielberg Il segreto dell'Unicorno, atteso e carezzato a lungo, risulta ugualmente ottimo anche se pastrocchia con la storia originale.

La foto dalla gestazione più avvincente

Ok, molti forse la avranno già vista nei luoghi virtuali più disparati, ma in pochi conoscono davvero la realtà dei fatti.
Los Angeles, Giugno, nemmeno troppo caldo. Electronic Entertainment Expo. Hai appuntamento per incontrare il game designer Katsuhiro Harada, da tempo immemore paparuccio della serie Tekken. Dopo un'oretta di anticamera (il figuro stava pranzando!) trascorsa scrivendo l'anteprima di Metal Gear Solid 3D appollaiato su un centimetro di moquette, busso alla porta e trangugiando l'ultimo maccherone mi concedono udienza.
Intervista normalissima, condotta parlando di giochi appena appena annunciati dei quali non si poteva sapere praticamente nulla per ragioni di corporate, chiedo ad Harada una normalissima fotografia. Mi affianco a questo palestratissimo tappetto, mentre il traduttore biondiccio scattava la foto: faccio per stringergli la mano, ma eccolo assumere la posa tekkeniana dell'avambraccio in su e pugno chiuso alla "grab your nuts". In extremis riesco ad assumere una stance analoga, ma il dettaglio della bocca sfigurata e quella maglietta giallina stropicciata immortaleranno in eterno la foto dalla gestazione più avvincente dell'anno 2011.

Piùbel film d'animazione (anche se uscito nel 2010)

Di film in fin dei conti ne hai visti non pochi, ragion per cui non se ne può scegliere uno, ma uno d'animazione senz'altro. E' L'illusioniste del francese Sylvain Chomet di cui avevamo già raccontato su queste pagine. E' un mirabile esempio di animazione classica con pochi ma saggi elementi al computer: la storia di un illusionista sopraffatto dalle mode musicali e cinematografiche, ma connotato da una forza di volontà enorme. Se da una parte va male, è giunto il momento di partire e cercare fortuna altrove: c'è chi passa tutta la vita a lamentarsi e chi si rimbocca le mani. Anche per quello scontento...

Piùbel film vero (anche se uscito nel 2010)

Dall'altra parte la pellicola con attori reali è The social network di David Fincher. La regia da thriller si sposa più o meno gradevolmente alla nascita del fenomeno internautico Facebook. La faccia da stronzo di Zuckerberg e le cause legali per il possesso dell'idea suggellano una storia decisamente americana: la volontà di trovare investitori avendo in pugno solo un'idea, l'ambizione di portare fino in fondo il proprio progetto, le fresche risorse di gioventù.
Se l'America è terra di contraddizioni, di notevoli gap culturali e sociali, è anche vero che è uno dei pochi paesi capaci di investire sulle ambizioni più che sulla concretezza. The social network esprime proprio questo messaggio!

Le personalità che più ci mancheranno

Morti illustri del 2011. Il campione sportivo riccio e sorridente Marco Simoncelli. Il genio tontolone Steve Jobs. Il più importante imprenditore del fumetto italiano Sergio Bonelli. Il giornalista dalla sensuale prosa militante Giorgio Bocca. L'istrionico umorista Carlo Peroni (che negli ultimi tempi, tra una tavola e l'altra, tra un sito internet e l'altro, si dilettava con qualche social games!).
Non ci mancheranno per niente Osama Bin Laden, Kim Jong-Il e Gheddafi!

L'aereoporto più merdoso del pianeta

E' uno e uno solo. Lo Charles de Gaulle di Parigi. Sotto la volta trasparente, dentro gli ampi stanzoni si cela un ginepraio di terminal distanti anni luce l'uno dall'altro, lunghissime file di controllo passaporti e persone che parlano francese. Ci sei passato due volte nel solo 2011, la prima con sette o giù di lì ore d'attesa e solo 15 minuti di wi-fi gratuito, la seconda perdendo coincidenza e pure bagaglio!
Saluto il 2012 con la viva speranza di non metterci più piede, quantomeno come scalo intermedio!!

La serie tv più diversa da Walking Dead possibile

Vista la categoria l'ancora in corso Hell on Wheels della AMC (lo stesso network che trasmette Walking Dead) non può vincere, ragion per cui si disputano l'alloro Spartacus Blood and Sand e Game of Thrones. La prima è decisamente scoppiettante, tant'è che non vedo l'ora della premiere della terza stagione Vengeance a fine Gennaio, ma la seconda presenta un fantasy eccezionale, messo in piedi dal cast HBO in cui gli intrighi politici hanno molto più valore delle scaramucce belliche. Il cliffhanger finale lascia ben sperare sulla prosecuzione con una seconda stagione l'Aprile venturo.

Il libro più corto

...che quindi sei riuscito a leggere ed è il divorato La ragazza dello Sputnik di Haruki Murakami. La prosa a metà tra il sentimentalismo e il tocco noir/thriller dell'autore nipponico racconta di un triangolo amoroso lui lei lei indubbiamente complesso, con un epilogo tutt'altro che ordinario e scontato. I tre protagonisti sono incatenati tra loro, i loro destini intrecciati, ma proprio come lo Sputnik in orbita attorno alla Terra senza mai incontrarla direttamente quei tre sono attratti reciprocamente ma incapci di stringere legami tali da annichilire il campo gravitazionale.

L'applicazione più uebduepuntozero

Non c'è bisogno di farlo per mestiere per immaginare che il 2012 sarà l'anno in cui il cloud computing diverrà preponderante. Ma già nell'integrazione tra smartphone-tablet-desktop si avvicenda un futuro in cui tutte le nostre informazioni staranno su server accessibili da qualsiasi device. Ora come ora posso visualizzare le mie Playlist di Youtube sul computer, sul mio LG Optimus One, sul Samsung Galaxy Tab, volendo anche dal netbook Acer con cui sto scrivendo questo post, dal pc dell'Università (connessione permettendo), dalla televisione di casa se Smart TV, altrimenti attraverso la nuova applicazione per Xbox 360.
Vince la categoria, però, Evernote. Più che un blocco per appunti, grazie ad Evernote si possono raccogliere come foto-memo vocali-parole i pensieri che ci colgono mentre passeggiamo, affidarli all'applicazione mobile, che provvederà a sincronizzarla con il server e permetterci una volta tornati a casa di elaborare come meglio si crede gli appunti presi per strada. Vale anche il viceversa, appuntando indirizzi, orari di negozi, prezzi del biglietto ferroviario. Mai più senza!

Il politico più bollito

Per forza lui, il miglior Presidente del Consiglio degli ultimi 150 anni, un campione di risate che ha capito troppo tardi che gli italiani alle sue barzellette non ridevano più. Lascia in eredità un partito di centrodestra ancora immaturo.

I maggiori contribuenti a questa top ten

Tenendo conto delle infime quotazioni che arrivano da Google, è ben possibile che quanti leggeranno codesto scritto provengano da canali direttamente legati al sottoscritto. Tipo feisbuc.
Vorrà dire quindi che forse vi ritroverete protagonisti, ispiratori, antagonisti in qualche categoria. Affianco a chi scrive avrete condiviso momenti importanti e momenti del cazzo di quest'anno giustappunto trascorso. Mi avrete senz'altro sopportato e chissà che magari magari non avrete raccolto qualcosina da quanto fuoriuscito dalle mie labbra.
Sharing è l'imperativo! Buon 2012 a tutti voi!

domenica 13 novembre 2011

Dismission...

L'atto estremamente formale di salire al Colle e rassegnare le dimissioni l'Italia repubblicana lo conosce benissimo. La cosidetta Prima Repubblica ha visto un'infinità di governi nell'arco delle varie legislature di breve se non insignificante durata, un anno di media.
La seconda repubblica ha comunque familiarizzato con la cosa seppure ne abbia ridotto la frequenza rendendo addirittura possibile un governo longevo tanto quanto un Parlamento (Berlusconi II). Premessa istituzionale d'obbligo dinnanzi alla resa (chiamamola pure senza ironia "passo indietro") di Berlusconi, salutata con festa, giubilo e pure qualche cretineria tipica dei party più sfegatati. Manifestazioni di piazza non troppo diverse dalla caduta parlamentare di Romano Prodi tre anni fa, e può essere che chi esultava all'inefficienza e al giochetto parlamentare alla base dell'ultima coalizione di sinistra vincente si ritrovi in queste giornate cariche di tensione a benedire un "vai a casa". Le telecronache in diretta televisiva somigliavano pericolosamente a quelle di Caressa e soci.
Prodi era una cosa, Berlusconi - si perdoni professore - tutt'altra: l'abbandono della carica di Presidente del Consiglio si carica di un'importanza simbolica, andando a sancire la fine dell'Età berlusconiana, come riporteranno i futuri libri di Storia. Come dovrebbero chiamarla in ossequio alle analogie giolittiane. Un quindicennio dominato nel bene nel male dalla figura di un politico a suo modo atipico, allergico a gran parte delle regole della vecchia politica, capace di portare senz'altro rinnovamento all'establishment politico del Bel Paese dando origine ad una grande forza di destra quale il PDL. Di ombre ce ne sono molte ugualmente: la parentela con la Lega, la persistente retorica anticomunista e antigiudiziaria, il chiacchiericcio attorno al conflitto d'interessi, scandali, siluramenti, licenziamenti.
Ma in questo momento non si vuole nè incensare nè affossare la figura di Berlusconi, il cui peso politico (anche da dietro le quinte) è ben lungi dall'estinguersi, quanto piuttosto stimare la tenuta politica dell'Italia.
Napolitano che all'epoca della sfiducia a Prodi preferì rimandare gli italiani al voto, in questo caso preferisce piuttosto la soluzione di un nuovo governo (la cui definizione, vedremo, è ardita) con l'obiettivo di tranquillizzare UE e mercati puntando su un "esule" a Bruxelles, Mario Monti, da tempo lontano al magnamagna montecitoriano. Vediamo i punti focali e critici di questo nuovo esecutivo:
- cosa sarebbe anzitutto? Al momento di scrivere manca la lista dei ministri e delle quote partitiche che andranno a comporre il gabinetto, ma sembra tirare un'aria confusa. Si parla di tecnici, estranei alla politica, più altra gente presa un po' dai vari partiti. Non è nè un governo totalmente tecnico alla Ciampi o alla Dini, e nemmeno uno di solidarietà nazionale (intendendo così i monocolore democristiani di fine anni '70 sostenuti anche dal PCI), nè manco un ironico governo balneare (se non altro per la rigidità stagionale). Pare un'arruffata, in cui la materia portante e spinosa, quella economica, è gestita da tecnici, mentre i restanti ministeri se li spartiscono le forze politiche senza averne valido interesse.
- chi lo sostiene? E qui si parla di un arco molto folto che va dal PD a FLI e UDC, con dentro pure SEL, Radicali, IDV, MPA, ecc...
Cioè quanti prima stavano all'opposizione per delibera elettorale ora accolgono a braccia aperte il nuovo esecutivo, mentre PDL in parte si schiera in parte si oppone (partito diviso ahia ahia...) e Lega totalmente a sfavore. Ognuno fa i suoi calcoli, pesa la propria forza politica (leggasi elettorale), ma certo dimentica la galanteria del responso democratico e del giudizio del paese; la soluzione ideale sarebbe stato un sostegno incondizionato dei due rami del Parlamento, quella più rispettosa il voto di fiducia del PDL e l'astensione dei partiti contrari (vedi Lega, ma anche le sinistre sconfitte nel 2008), ma siamo sull'alta politica. Quella spiccia vorrebbe PD e amici come "salvatori della patria", Lega voltagabbana, cinica e stronza.
- quale il programma? La congiuntura economica, il sodalizio con l'alta finanza sono all'ordine del giorno, ivi le misure dedicate alla crescita economica conseguenti ad ulteriori tagli e provvedimenti "lacrime e sangue" che praticamente nessun partito vorrebbe firmare. Ma poi? Si parlava di legge elettorale, interessa tutt'ora? Riforma della scuola? Precariato?
Conclusione dei tre punti: ogni esecutivo "tecnico" o preteso tale è a scadenza, di transizione, di breve termine. Impossibile che duri sino al 2013, difficile che sopravviva i sei mesi, probabile che venga presto sostituito, molto probabile che accompagni come un bravo papà il pargolo parlamentare allo scioglimento anticipato e a nuove elezioni nella Primavera 2012. Napolitano è stato oculato a non anticiparne lo scioglimento, evitare un ulteriore periodo di stasi o vacanza di fronte all'impellenza economica, eppure ha ulteriormente favorito la frattura parlamentare, lo sfaldamento di una logica bipolare duramente conquistata, il rovesciamento della maggioranza. Altro che ribaltone, siamo ben oltre...
Nuove elezioni sono alquanto plausibili: tranquillizzati (si spera) gli osservatori esteri si va alle urne per il rinnovo di Camera e Senato, per un nuovo esecutivo pienamente legittimato dagli elettori che potranno o meno confermare l'assetto coalizionale a 2 più 1 poli. Bersari metterà insieme lo scalpitante Vendola, il rissoso Di Pietro, isolerà grillini e altri scassamichia idealisti a sinistra? Il passaggio all'opposizione della Lega sarà gradito dalla sua base di votanti, il PDL saprà ritrovarsi attorno ad un nuovo candidato premier (Alfano? Maroni? Tremonti?) e ritrovare quello slancio sconosciuto al Berlusconi degli ultimi mesi? Molteplici scenari, resi più instabili da quella mina vagante che rischia di essere il Terzo Polo. Una sola certezza: comunque vada sarà scontro frontale e senza esclusione di colpi!

mercoledì 9 novembre 2011

Inferno sulle rotaie

Scritto in altri lidi, ma visto il fiume di caratteri mi pare doveroso segnalarlo al mondo. Corsivato il giudizio personale da westernofilo del primo episodio di Hell on Wheels, la nuova serie AMC (Mad Men, The Walking Dead) partita negli USA la scorsa Domenica. Il giudizio è comunque positivo, anche se...
Ocho agli spoiler!!


Responso positivo per me alla visione del pilota di Hell on Wheels.
Capisco che come serial stanca, che i personaggi sono caratterizzati malamente e interpretati da cani. A parte il magnate delle ferrovie (il monologo finale è davvero interessante) il resto è sottotono, ivi incluso il protagonista che sembra un santone, quando in realtà si vede lontano un miglio che è ricavato dal John Marston di Red Dead Redemption (tra l'altro il viaggio in treno iniziale con tanto di discorso religioso è preso di peso da RDR), solo che il character Rockstar era più affascinante perchè più complessato; il genere western non ha mai digerito i buoni buonissimi. Anche chi agiva per il bene o per alti ideali era un bruto in battaglia e uccideva senza pietà!
Come patito di western lo trovo davvero valido. C'è il tema schiavista che raramente è stato sviscerato dalla cinematografia, perchè prima della Guerra Civile schiavi a Ovest non ce n'erano e dopo la guerra civile puff si sono dati per scomparsi, cosa praticamente non vera (o comunque i negri erano liberi, ma trattati come schiavi): si va a scalfire il tipico buonismo americano e la cosa ci sta divinamente nel setting western, post-fordiano. Poi non male l'ambizione dell'imprenditore e del sogno di costruire l'America come grande potenza, asse portante della politica estera di fine '800. La ferrovia è un'opera che segnò il West, più di quanto si possa immaginare, consuma il territorio e l'anarchia dell'ovest, eppure come notano gli esploratori di Hell on Wheels il progresso è inevitabile e va accettato.
Terzo, gli indiani. Francamente i western americani in cui la figura dell'indiano è stata rivalutata in positivo non mi hanno mai convinto, specie Balla coi lupi. Dopotutto i vari trattati non hanno fatto altro che limitare il territorio di caccia delle nazioni indiane, quindi è giusto che si incazzino e considerino ogni bianco un possibile usurpatore.
Glissando sulle musiche ridicole e prive di alcuna significatività, posso dire che seguirò il resto della serie (mi pare di 7 episodi in tutto), sperando che la natura un po' noiosetta sia propria del pilot e che le rivelazioni finali possano dare avvio ad una fase più action in cui il protagonista diventa più rude e meno angioletto.

venerdì 14 ottobre 2011

Cowboy contro alieni contro Puffi

Chi ha mai detto che gli alieni dovrebbero preoccuparsi solo del mondo a noi contemporaneo, attaccatori dei cieli nordamericani, svolazzatori del deserto nevadese, spietati cattivoni dei novizi sogni spielberghiani? O ancora chi ha mai detto che debbano cooperare cogl'antichi civili a costruire ziggurat, piramidi, complessi megalitici? A che pro d'altronde?
Perchè non potrebbero nella finzione cinematograficissima squarciare i cieli del vecchio West, richiedere succo di cactus al Saloon, giocare a poker con lo Sceriffo, rapinare fianco fianco ai fuorilegge una bella diligenza, comunicare a segnali di fumo con i pellerossa? Si può, si può.
L'idea – semplice ma convincente – è venuta a quel marpione di Scott Rosenberg, paparino dei Platinum Studios di Los Angeles ed è infine diventata Cowboy & Aliens, graphic novel sbrilluccicosa.
Un gigantesco disco volante atterra di fortuna e sconquassa l'arida prateria. Ne escono – toh va – palestrate mostruosità verdi che lesti sforacchiano a suon di laser altrettanto palestrati indiani. Ambiscono – toh va – a conquistare il nostro pianeta. L'idea si è così trasformata in un viscido fumetto di consumo, disegnato e colorato malamente. Ne sarà un videogioco Gameloft contuttoquellochenederiva e sopratutto un imminente film di John Favreau (quello dei due Ironman), Harrison Ford (quello dei quattro meno uno Indiana Jones), Daniel Craig (quello dei due peggiori James Bond di sempre), il bracciale alieno di Daniel Craig (per la prima volta sullo schermo cinematografò) e Olivia Wilde (quella – gnocca – rossa in Dottor House, mora in TRON Legacy, bionda in Cowboys and Aliens).
Esce oggi sullo schermo cinematografò, giusto per sottolineare l'attualità e la tempestività d'informazione del suddetto blog. Per spirito democratico segue il trailer e l'opportunità di giudicare da voi stessi la valelapenità di cotanta produzione cinematografica, che comunque le ha già prese in terra natia da un altro cinefumetto, tal Puffi 3D. Il destino alle volte...


L'illusionista

Pensate al più bel film di animazione che abbiate mai visto. Forse è un classico Disney come Il re leone o Robin Hood, forse è un film Pixar tipo Toy Story o Wall-E, può essere una perla Ghibli tipo Totoro o Mononoke, o ancora una commedia Dreamwork del tipo Kung Fu panda o Shrek. Qualunque sia la vostra scelta, ben ponderata senz'altro, nessuno avrà la poesia o la genuinità de L'illusioniste di Sylvain Chomet.
Animazione classica francese lo diciamo sin da subito, non per tutti i palati, con un ritmo non sempre elevato (la vecchietta a fianco a me nella sala di proiezione s'è addormentata e s'abbandonava a letargici sbadigli).
Ma qui finiscono i difetti. Anni '50, uno smilzo illusionista soffre la concorrenza di altre forme d'avaspettacolo quali rock'n roll o acrobazia. Anzichè piangersi addosso impacchetta valigia e coniglio nel cappello, se ne va in Gran Bretagna e finisce a Edimburgo. Condividendo l'alloggio con una curiosa ragazza e altri "fenomeni da baraccone" decaduti come lui (un ventriloquo ubriacone e un clown prossimo al suicidio), cercherà altri lavori per risollevare le sue magre finanze.
Chomet riprende in mano una sceneggiatura rimasta nella scrivania di Jacques Tati e la trasforma in un immenso capolavoro animato: suoni risicati, doppiaggio praticamente assente se non convulsi mugugni alla Mr. Bean, comicità ben realizzata e discreta alla Tintin. Disegni allo stato dell'arte, talvolta usa la Computer Grafica in barba ai boriosi tradizionalisti (parallelo con Tonari no yamada-kun di Takahata) tavole dettagliatissime e fondali idilliaci: l'acqua è entusismante, non si vedeva così bella dai tempi della Città Incantata.
Il finale è commovente: una musica struggente si trascina per una decina di minuti mostrando l'epilogo dei vari personaggi fino a sfumare via via. Chomet mette il punto ma celebra pacatamente un nuovo inizio, un desiderio di andare avanti nonostante i tempi cambiano. Si canta nel brano del film: "Passe, passe le corps s'efface, mais le.... Quand vient la dernière valse, on se voit roi hélas. On triche, et de guerres las, un jour on laisse sa place". La possibile traduzione la lasciamo al vostro intuito e...im-maginazione!